
Rimandare o non rimandare? Questo è il dilemma. A surriscaldare gli animi in Gran Consiglio ci ha pensato l’iniziativa cantonale dei Verdi, quella firmata da tutti i partiti presenti in commissione delle gestione che chiede che il Ticino diventi un Cantone a statuto speciale. La richiesta, per farla semplice, è che viste le peculiarità ticinesi sia possibile derogare gli accordi bilaterali. Se fino a due settimane fa tutti sembravano d’accordo, a scompigliare le carte in tavola è arrivata l’inaspettata vittoria dell’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa. Ora, con la questione in mano al consiglio federale la situazione non è più quella di prima e molti si chiedono se lo statuto speciale non sia stato superato dagli eventi.
Ad aprire le danze ci ha pensato qualche giorno fa la Lega dei ticinesi. Michele Foletti ha chiesto agli altri partiti di Governo di prendere del tempo per valutare le implicazioni del sì del 9 febbraio. Tradotto: aspettiamo un mese e cerchiamo di dare un po’ di contenuto ad un’iniziativa ritenuta piuttosto generica con richieste puntuali e magari persino condivise. A quanto pare però la condivisione non sta di casa a Palazzo delle Orsoline così a 24 ore dal voto dell’aula i partiti sembrano andare in ordine sparso. Per il momento una è la certezza, domattina i capigruppo chiederanno a Sergio Savoia se è disposto a ritirare la sua iniziativa. Ma il coordinatore dei verdi non ha bisogno di pensarci su per rispondere.
Così una volta che il no di Savoia sarà ufficializzato, il PLR voterà contro l’iniziativa dei Verdi, il PS prima di decidere proporrà alcuni punti da inserire nel testo e il PPD darà libertà di voto. Lega, Verdi e Udc, invece voteranno a favore. Insomma, il clima è teso, quasi da guerra fredda: e un’iniziativa cantonale approvata da un parlamento spaccato non è certo un buon biglietto da visita.
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