
Il pretore del distretto di Lugano, Francesco Trezzini, ha confermato lo scorso 25 giugno il divieto supercautelare richiesto da Boris Bignasca sul libro "La vita spericolata di Nano Bignasca", ideato a realizzato da Matteo Cheda. Tipografia ignotaIl libro è comunque andato in stampa oggi, in una tipografia il cui nome viene tenuto nascosto da Matteo Cheda. Le copie stampate sono 2'500, di cui 1'200 già prenotate. Come è possibile?Ma come? Se c'è un divieto, perché il libro è stato stampato lo stesso? "Il divieto del giudice è molto vago" spiega Cheda. "Riguarda i contenuti lesivi della personalità di Giuliano Bignasca, ma non la pubblicazione del libro in sè." "Potrebbe arrivare pure in libreria"Il libro potrebbe quindi giungere anche nelle librerie ticinesi. Cheda, infatti, ha elaborato un sotterfugio per eludere il divieto. A inizio aprile ha ceduto i diritti sul libro a una terza persona, il cui nome non è noto. Tre giorni fa è stata creata un'associazione no profit che ha ottenuto in prestito i diritti dal detentore. Dopo aver stampato i libri, questa associazione li venderà subito a terzi, sparpagliandoli fisicamente in diversi posti. "Ci sarà per esempio una cassa a Locarno, una a Lugano, e così via" spiega Cheda. Dopodiché l'associazione sarà sciolta. Un espediente grazie al quale, secondo Cheda, sarà molto difficile censurare le copie in circolazione. E, almeno fino al termine della causa legale, il libro potrà essere venduto regolarmente. "Qualche riga non gli piacerà"Ciò non toglie che Boris Bignasca possa richiedere un nuovo provvedimento del giudice, stavolta sull'intero libro e non solo sui "contenuti lesivi della personalità". Visto che, come fa capire lo stesso Cheda, di contenuti che i Bignasca potranno ritenere offensivi nel libro ce ne saranno. "Probabilmente a Boris Bignasca non piacerà qualche riga del libro e chiederà di vietarlo. Ma fintanto che la causa non sarà finita il libro potrà essere venduto. E in ogni caso chi l'ha prenotato lo riceverà." "Nessuna influenza del giudice"E, giudice o non giudice, il polverone che Cheda voleva sollevare probabilmente ci sarà. "Io non mi sono lasciato minimamente influenzare dal giudice nello scrivere il libro. L'ho fatto esattamente come avevo previsto di farlo. Poi certe persone si sono tirate indietro e hanno rifiutato di farsi intervistare, dicendosi amici di Bignasca e non volendo figurare su una pubblicazione osteggiata dal figlio. Ma ho riempito quegli spazi vuoti con documenti e sentenze, tutti fatti dimostrati e non contestabili." Il libro quindi c'è. Se avremo la possibilità di leggerlo, noi che non l'abbiamo prenotato, è ancora tutto da vedere. AS
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