
Il deputato Massimiliano Ay (PC) interroga il Consiglio di Stato sul presunto sistema di sfruttamento di stagiste e stagisti in ambito socioassistenziale, denunciato nell'ultimo numero del periodico "L'’Altrascuola – La rivista degli studenti in lotta" (N. 6, marzo 2019), edito dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA). Nell'articolo, intitolato "SSPSS: gli stagisti sono un investimento, non una merce!”, gli stagisti fungerebbero da “manodopera a basso costo da impiegare flessibilmente”.
"Questa situazione" scrive Ay nell'atto parlamentare, "sarebbe provocata dall’assenza di un’adeguata legislazione che tuteli il lavoro delle stagiste e degli stagisti, vittime di una corsa al ribasso sui salari che sembrerebbe non essere provocata solo dagli istituti privati, bensì anche da alcuni enti pubblici: “persino una città come Lugano si permette di sfruttare i giovani in formazione, i quali si trovano l’indecente somma di 250 franchi al mese all’ultimo anno di formazione”. Oltre alle problematiche remunerative, l’articolo in questione denuncia “la mancanza di finanziamenti pubblici a strutture di accoglienza per disabili e la liberalizzazione delle strutture per bambini nella fase prescolastica”.
"La segreteria del sindacato studentesco" prosegue il deputato, "ci ha informati dell’invio di una lettera alla Divisione della formazione professionale e al DECS, con la quale vengono richiesti dei chiarimenti riguardo alla situazione di cui sopra".
Per fare piena chiarezza su questo fenomeno, Ay sottopone quindi le seguenti domande al Governo:
1. Al momento esiste un regolamento che disciplina le formazioni pratiche nel settore sociosanitario e assistenziale? Se sì, in quale misura viene applicato e come viene fatto rispettare?2. Al fine di tutelare gli stagisti e le stagiste, affinché non vengano sfruttate e impiegateflessibilmente per il loro costo nullo, la Divisione della formazione professionale ha mai pensato di inserire un minimo salariale adeguato all’anno di formazione?3. Come viene regolamentato il versamento del salario o dell’indennità agli studenti che seguono una formazione pratica? Qual’è il meccanismo che disciplina tale pratica?4. Secondo i nostri iscritti, gli stagisti non ricevono alcuna indennità dalla scuola bensì un salario direttamente dall’istituto di impiego, contrariamente da quanto detto nell’art. 29b cpv. 1 del Regolamento delle scuole professionali. Corrisponde al vero? Come si giustifica tale pratica?5. Sempre secondo l’art 29b cpv. 1 del suddetto regolamento, il Consiglio di Stato definisce l’ammontare dell’indennità versata agli stagisti. Come può controllare il Governo simile pratica, se non esiste alcuna indennità e viene versato un salario direttamente agli studenti?6. Ad oggi esiste uno strumento con il quale la Divisione possa verificare che la qualità della formazione pratica sia sufficiente e rispetti le esigenze formative del discente?7. Secondo quali criteri la Divisione ritiene idonea una struttura per l’accoglienza di uno/a stagista?8. Al momento esiste una figura indipendente, sull’esempio dell’ispettore di tirocinio, alla quale gli studenti in formazione possono consultarsi in caso di abuso o scarsa qualità della formazione pratica?
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