
Alla fine ha ceduto. Quella che inizialmente era solo una parziale ammissione è diventata una confessione piena. “Sì, sono stato io ad uccidere Nadia Arcudi. Ho fatto tutto da solo”. Poche parole pronunciate di fronte alla procuratrice pubblica Pamela Pedretti. Poche parole pronunciate un mese dopo l’arresto, quando oramai le crepe delle contraddizioni hanno rotto la diga del silenzio. Le tessere del puzzle sono state ricomposte, il giallo di Rodero è stato risolto. Restano da chiarire ancora dinamica esatta e movente, ma per il magistrato inquirente lo scoglio maggiore è stato superato, con esso anche il rischio di un processo indiziario.
Il 42enne informatico alla SUPSI ha confessato di aver ucciso Nadia Arcudi nella villetta di Stabio la sera del 14 ottobre, attorno alle 20. Poi si è sbarazzato del suo corpo a lato della provinciale 20, in territorio di Rodero, poco distante dal valico del Gaggiolo.
Ancora da stabilire se il delitto è stato premeditato. Escluso per contro l’intervento di terze persone. Sull’ora esatta del decesso qualcosa di più lo diranno gli esami autoptici eseguiti in Italia dal patologo Giovanni Scola. Intanto, i primi esiti hanno stabilito che la maestra di Stabio è morta per edema polmonare. Verosimilmente soffocata con quel sacchetto di plastica che l’imputato nelle scorse settimane sosteneva di aver avvolto la testa di Nadia poiché sanguinava. Sacchetto che l’imputato sostiene di aver gettato in un cassonetto della spazzatura in Italia assieme al tappeto dove aveva avvolto il corpo di Nadia per caricarla sull’auto, attraversare il confine e abbandonare il suo corpo a Rodero.
Un gesto folle, irrazionale quanto la spiegazione fornita agli inquirenti al momento del suo arresto avvenuto la sera del 18 ottobre: il cognato raccontò di aver occultato il corpo di Nadia per evitare lo choc ai familiari. Versione da subito ritenuta poco plausibile dagli inquirenti che nei sui confronti avevano comunque ipotizzato il reato di omicidio intenzionale. E questo nonostante mancasse la confessione piena. Gli elementi in possesso degli inquirenti vennero ritenuti sufficienti, ma ora come detto è arrivato anche il sigillo della confessione. Il giallo di Rodero ha il suo colpevole.
Maggiori dettagli nel TG di TeleTicino delle 18:45.
Francesco Pellegrinelli
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