
La vicenda sembra uscita dall’ultima Spy Story: un hacker – senza volto e nome – crea un portale che permette di accedere in tempo reale alle telecamere di videosorveglianza privata. In tutto 70mila apparecchi collegati ad internet installati nelle case di mezzo mondo. Dalla Cina fino al Guatemala, passando evidentemente anche dalla Svizzera. Il risultato? Con un semplice clic chiunque può visualizzare quello che sta accadendo per esempio in un negozio di backer Street a Londra, oppure - ancora più inquietante - nella cameretta di un bambino nel quartiere di Acton.
Potrebbe essere la trama di un film, dicevamo, e invece l’incubo di George Orwell non è mai stato così reale. Il sito in questione si chiama www.insecam.cc. In Svizzera sono circa 180 le telecamere accese, tre in Ticino, in altrettanti appartamenti di Lugano e Giubiasco.
Tutta colpa delle password di default che gli utenti delle telecamere si sono dimenticati di cambiare. Un errore che in termini di privacy può costare caro. Per saperne di più guarda il servizio di TeleTicino nel video allegato.
E la privacy? Ecco il parere dell'esperto
Sul tema Ticinonews ha chiesto il parere giuridico di un esperto, l'avvocato Gianni Cattaneo, autore del manuale SUPSI “Introduzione al diritto svizzero dell’informatica e di internet”. Secondo l'esperto, "posto che si applichi il diritto svizzero, l’analisi giuridica è complessa e l’esito incerto, non essendo ravvisabile un precedente giurisprudenziale".
L'avvocato fa inoltre notare come "il reato di accesso indebito ad un sistema per l’elaborazione di dati (il cosiddetto reato di hacking) difficilmente possa essere considerato, per la semplice ragione che la password di fabbrica non costituisce una barriera informatica sufficiente per proteggere il dispositivo. L’esistenza di una protezione speciale d’accesso è in effetti un requisito fondamentale per l’applicazione di tale norma".
"Anche il reato di acquisizione illecita di dati appare escluso, dato che il sito opera senza fini di lucro. Tra i reati non informatici, si potrebbe considerare quello di violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini, che tuttavia ritengo di improbabile applicazione, dato che l’osservazione avviene mediante un’apparecchiatura di proprietà della persona osservata, che la stessa ha reso accessibile da qualsiasi utente di internet".
"Per contro, il diritto civile tutela la privacy, l’immagine e i dati personali in maniera più ampia rispetto al diritto penale. In virtù di tali norme, ogni persona deve astenersi spontaneamente dal ledere gli attributi della personalità altrui, evitando in particolare intrusioni non giustificate nella vita privata di terzi. L’attività del sito pare dunque teoricamente attaccabile sotto questo profilo. Nondimeno, il Giudice civile potrebbe valutare l’atteggiamento negligente della vittima (la mancata attivazione della password) come una concolpa talmente grave da ridurre ai minimi termini il risarcimento del danno eventualmente occasionato".
"Di conseguenza", conclude l'avvocato, "la migliore tutela resta il buon senso e l’utilizzazione corretta dei dispositivi informatici, in particolare attivando password sicure e diversificate".
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