
Sì a medicamenti "omologati da Swissmedic quali tinture e simili", no a ricette mediche che permettano ai pazienti di fumare erba. Questa, in sostanza, la posizione del Consiglio di Stato ticinese, invitato a esprimersi sulla modifica della Legge sugli stupefacenti (LSTUP) voluta dal Consiglio federale che, lo ricordiamo, prevede di semplificare l’accesso ai medicamenti a base di canapa per i pazienti gravi.
Nella sua presa di posizione - di cui riferisce oggi il Corriere del Ticino - il Governo ha rilevato che "la prescrizione di erba o fiori di canapa non presenta nessun vero vantaggio terapeutico, ma comporta un elevato potenziale di abuso".
Insomma, "l’eventuale estensione delle forme farmaceutiche anche ai fiori di canapa, all’erba e allo spinello porrebbe a tutti i livelli dei grossi problemi di controllo e di applicazione della legge. In particolare, la repressione dei traffici illeciti da parte di Polizia e Magistratura ne sarebbe notevolmente complicata, considerato che la canapa medica è materialmente indistinguibile dalla canapa illegale a uso stupefacente. Una sola ricetta medica permetterebbe ad esempio al paziente di giustificarsi ogni qual volta venisse trovato in possesso di canapa. Oppure di giustificare canapa in realtà destinata ai suoi familiari o amici".
Infine, il Consiglio di Stato ha ritiene che "l’utilità della canapa quale medicamento resta decisamente marginale ed è limitata a situazioni piuttosto particolari". Le sole 7'575 autorizzazioni rilasciate tra il 2012 e il 2018 a livello nazionale "relativizza il reale potenziale terapeutico della canapa e di conseguenza l’importanza della modifica legislativa".
Medici favorevoli
La modifica della LSTUP è sostenuta dall'Associazione dei medici svizzeri (FMH). Lo scopo della riforma, si ritiene, è quello di sviluppare il potenziale terapeutico e palliativo della canapa come pure di controllare i rischi di abuso nel contesto di un'assunzione autonoma.
L'FMH vede particolarmente di buon occhio il fatto che in futuro la responsabilità ricada sui medici curanti. I malati avrebbero così accesso alla cannabis senza incorrere in lungaggini burocratiche e la libertà terapeutica del medico ne uscirebbe rafforzata.
Soddisfazione per la revisione viene espressa pure da parte della Medical cannabis association Switzerland (Medcan), che parla di una situazione da decenni "proibitiva". I pazienti, si sottolinea, hanno bisogno di sostanze controllate a prezzi accessibili, quindi di una maggiore comprensione da parte dei medici e di consigli competenti.
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