
In seguito alle recenti dichiarazioni del consigliere di Stato Claudio Zali sul futuro delle valli e delle periferie del Ticino - rilasciate durante un'intervista al Corriere del Ticino venerdì 6 settembre - sono intervenuti i Gran Consiglieri Alessandro Speziali e Fiorenzo Dadò.
Speziali e Dadò contro Zali
Le affermazioni del Direttore del Dipartimento del Territorio sono "in netto contrasto con gli intendimenti della politica regionale, cantonale e federale - come pure delle molte associazioni presenti sul territorio - proprio con l’obiettivo di promuoverlo, stimolando il rilancio demografico". Il riferimento riguarda ovviamente le alluvioni che quest'estate hanno colpito e segnato la Media e Alta Vallemaggia. Nel corso dell'intervista rilasciata al CdT, Zali ha affermato di "intravedere un’ineluttabilità di determinate dinamiche che colpiscono le regioni periferiche". Parole che, a detta di Speziali e Dadò, implicano che la decrescita demografica sia considerata irreversibile e che il destino di queste aree sia già segnato.
Una "visione fatalista inaccettabile"
Per i due deputati in Gran Consiglio, nonché presidenti dei rispettivi partiti, questa "visione fatalista" è inaccettabile. "Non possiamo condividere in alcun modo visioni per cui le periferie ticinesi attendano ormai un destino segnato, che porterà al loro inesorabile abbandono. Ciò determinerebbe tra l’altro conseguenze negative per tutto il Ticino, anche in termini economici e turistici". Inoltre, tali affermazioni si pongono in netto contrasto con gli sforzi della politica regionale volti a rilanciare queste zone, tra i quali, si legge nel testo, l'impegno concreto volto a "invertire lo spopolamento e creare nuove opportunità socio-economiche". Speziali e Dadò, deplorano pertanto "qualsiasi azione politica improntata a un disimpegno e disfattismo".
Le domande
In considerazione con quanto espresso, "con la necessità che non vi sia nessun dubbio e fraintendimento nei confronti delle Valli ticinesi", Dadò e Speziali chiedono al Consiglio di Stato:

