
La vicenda dell’attivista riconosciuto colpevole di ripetuta calunnia per aver “incolpato o reso sospetti di una condotta disonorevole un cacciatore ticinese e l’Associazione Caccia Svizzera” è approdata fino al Tribunale federale, con i giudici losannesi che gli hanno infine dato torto a circa due anni di distanza dai fatti. L’uomo, ricordiamo, oltre ad esprimere più volte il suo dissenso nei confronti di questa pratica, aveva anche pubblicato la fotografia di un cacciatore ticinese accostandola a quella di un combattente dell’ISIS (vedi articolo suggerito).
La sentenza del Tribunale federale ha fatto tirare un sospiro di sollievo al consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi. “In qualità di cacciatore e membro di comitato di Caccia Svizzera ero toccato direttamente da queste affermazioni. Accolgo con soddisfazione la sentenza del Tribunale federale e mi rallegro che tutte le istanze abbiano confermato la sua colpevolezza”.
Le accuse ai cacciatori, ha spiegato Regazzi a Ticinonews, hanno infatti passato il limite: “Le accuse che ci aveva rivolto sono di una gravità inaudita: paragonare un cacciatore a un guerrigliero dell’ISIS è qualcosa di intollerabile. Spero che questa sentenza possa essere un segnale per tutti questi fanatici che toccano livelli di violenza verbale, e a volte anche fisica, inaccettabile”.
“Mi auguro che d’ora in avanti il diretto interessato sia più prudente nelle sue esternazioni. Nessuno vuole vietare il diritto ad esprimersi ma tutto deve avvenire entro certi limiti, che in questo caso sono stati ampiamente superati a più riprese”.
Negli scorsi mesi, in particolare nella vicina Penisola, si sono registrati diversi episodi di aggressione fisica ai danni di alcuni cacciatori. Episodi che in Ticino fortunatamente non hanno preso piede. “Aggressioni fisiche non mi risultano - spiega Regazzi, che è anche presidente della Federazione cacciatori ticinesi (FCTI) - Intimidazioni o minacce verbali, invece, ce ne sono state. Personalmente mi è capitato di avere dei battibecchi con delle persone che non condividono la caccia, ma le contestazioni sono sempre avvenute in modo sì vivace ma sempre entro i limiti. Il caso più grave è avvenuto sopra Tenero, quando con un collega ero stato aggredito da un personaggio che si è messo a inveire come un pazzo, con epiteti e insulti e sfiorando l’aggressione fisica. In ogni caso la cosa è finita lì perché noi non abbiamo risposto alle provocazioni”.
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