
Tutti i partiti svizzeri chiedono al Consiglio federale misure più rigide per chi arriva dall’estero, tra le proposte l’introduzione di un risultato negativo al test per entrare in Svizzera. Una misura che interessa il turismo, che già sta pagando un grande tributo alla pandemia. Ma l’associazione di categoria degli albergatori non si oppone, più che altro chiede una contropartita. “Sappiamo anche noi che più controlli facciamo, meglio è per il turismo in generale e per combattere il Covid-19. Quello che chiediamo è che se il tampone è negativo ci sia una tolleranza maggiore sulla quarantena”, ha dichiarato Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse Ticino ai microfoni di Radio3i.
“Niente quarantena”
Il messaggio che l’associazione degli albergatori sta cercando di far passare a Berna è semplice: “Non vorremmo che una quarantena anche per chi ha il tampone negativo possa essere un deterrente per un soggiorno in Svizzera di vacanza”. Tampone sì, dunque, ma a condizione che questo eviti agli ospiti di dover stare reclusi in albergo.
“Speriamo che il 28 febbraio riapra la ristorazione”
Gli alberghi sono aperti, ma la luce in fondo al tunnel, anche per loro, è legata a doppio filo a quella della ristorazione. Se tutto è chiuso, infatti, viaggiare non è molto attrattivo. “Se il 28 riapriranno bar e ristoranti dovrebbe rinascere la voglia di viaggiare. Chiaramente parliamo di mercato domestico, di mercato svizzero. Speriamo che il 28 febbraio possa coincidere con un nuovo inizio per il turismo in generale”, spiega Pianezzi. Insomma, per un mese anche gli albergatori terranno le dita incrociate con i cucini della ristorazione, con la speranza di essere pronti per uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per gli hotel ticinesi. “Speriamo di avere la Pasqua con gli alberghi pieni come tutti gli anni”.
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