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Ticino
Spenti gli incendi nei boschi ticinesi. Le cause? «Se non è un fulmine, c'entra sempre l'uomo»
Robert Krcmar
2 ore fa
Fine settimana impegnativo per i pompieri nel Luganese, e il vento soffierà forte anche domani. L’appello è alla prudenza: di mezzo c'è sempre l'attività umana, conferma Boris Pezzatti dell'Istituto WSL

È stato un fine settimana impegnativo per i pompieri del Luganese a causa dei diversi incendi boschivi scoppiati a Caslano, Taverne e in Capriasca. A confermarlo oggi a Ticinonews Sera il Comandante dei Pompieri di Lugano Federico Sala, il quale aggiunge che circa cinquanta militi sono dovuti entrare in azione a combattere le fiamme, alimentate dal vento. «Il vento ha giocato la sua parte, da un lato perché gli incendi rischiano di propagarsi più velocemente, dall'altro perché aumentano le difficoltà per gli elicotteri intervenuti. Sia per i pescaggi dell’acqua sia per i lanci che devono effettuare». Grazie agli interventi dei pompieri il tutto è al momento risolto, ma intanto il vento è tornato a soffiare. Da MeteoSvizzera ci confermano che si rafforzerà ancora da domani con raffiche che potranno raggiungere i 90km/h. «Tant’è vero che noi ci siamo già preparati con l’allestimento della Centrale operativa, il ristabilimento di tutto il materiale utilizzato durante il fine settimana e siamo pronti per eventuali nuovi interventi», conclude Sala.

Se non è un fulmine, è l'uomo

L’invito è alla prudenza e resta in vigore il divieto di accender fuochi all’aperto. Noi per comprendere meglio il fenomeno abbiamo quindi raggiunto Boris Pezzatti dell’istituto di ricerca WSL, il quale ci ha spiegato che è un periodo «caldo» per i roghi boschivi. «È uno dei momenti dove riscontriamo il maggior numero di incendi, soprattutto al Sud Delle Alpi. Si tratta di quegli incendi che si sviluppano nella stagione non vegetativa, vale a dire quando gli alberi non hanno ancora messo le foglie e quindi il sole può direttamente irraggiare la lettiera, seccando le foglie abbastanza rapidamente. In combinazione con il favonio ad esempio il cosiddetto combustibile, quindi la lettiera, diventa disponibile al fuoco». Lettiera secca e vento alimentano quindi le fiamme, la cui origine è però praticamente sempre a causa dell’attività umana. «L’unica causa naturale che abbiamo in Svizzera di incendi boschivi è data dal fulmine, ed è tipica della stagione estiva. Per gli altri è sempre legato ad attività umane».       

«Possono intaccare la funzione protettiva»

Incendi che possono avere poi diverse conseguenze sugli ecosistemi, e interferire con le funzioni del bosco, come quella protettiva. «Sì, può venir ad esempio aumentata la possibilità di avere ruscellamenti, smottamenti, caduta sassi se abbiamo delle piogge importanti dopo l’incendio. Sono conseguenze che partono dalle settimana dopo l’incendio e possono durare anche decadi», chiarisce Pezzatti. Oltre a sensibilizzare il Ticino negli ultimi anni si è mosso bene, mettendo in piede misure come i modelli di stima del pericolo, i picchetti di pompieri ed elicotteri, la costruzione delle vasche di pescaggio in luoghi strategici. E, per prevenzione, si può intervenire anche direttamente nei boschi. «Per esempio facendo in modo che ci siano dei boschi con poco sottobosco e poca lettiera in prossimità di strade o case, zone dove la maggior parte degli incendi partono. Se pensiamo alle nostre selve castanili (come erano tenute una volta, a prato) possono costituire una cintura attorno agli abitati che è molto efficace anche nella prevenzione di questo fenomeno» conclude l'esperto.