
"È possibile che in Ticino negli ultimi 9 mesi siano spariti più di 700 negozi?". A chiederserlo è il sindacato Unia, riprendendo un nostro articolo nel quale fornivamo le cifre, ancora provvisorie, raccolte dalla commissione paritetica della vendita nell'ambito del censimento dei negozi attivi sul territorio cantonale. Ossia 1500 negozi, pari a 1100 datori di lavoro. Ma soltanto nel marzo 2016, sottolinea il sindacato, l'autorità cantonale parlava di 2200 negozi.
"La discrepanza dei dati" commenta Unia, "fa perlomeno nascere il sospetto che siamo di fronte ad un'operazione di statistica creativa tesa a consentire l'entrata in vigore della nuova Legge cantonale sugli orari di apertura dei negozi, che può avvenire soltanto in presenza di un Contratto collettivo di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale. Un CCL già sottoscritto da Federcommercio, Disti e sindacati OCST, SIC e SIT ma che per entrare in vigore necessita delle adesioni di almeno la metà dei datori di lavoro".
Viste le "note difficoltà incontrate dai fautori della deregolamentazione nel raccogliere le sottoscrizioni necessarie", Unia si chiede se forse non si sta ricorrendo a "un abbassamento artificiale del quorum. A meno che non si tratti di uno scherzo di carnevale, sembra essere questa la spiegazione più plausibile della “sparizione” di 700 negozi in meno di un anno".
In ogni caso, continua il sindacato, si è di fronte a una "mancanza di serietà, perché non è credibile che il Cantone non disponga di dati certi sul numero di negozi presenti in Ticino e si debba ricorrere ai giochi di prestigio di una costituenda commissione paritetica. Il Dipartimento cantonale delle finanze e dell’economia (DFE) disporrà pure di qualche informazione per esempio di carattere fiscale e l’Ufficio di statistica sarà pure in grado di fornire dei dati sulla base della Nomenclatura generale delle attività economiche (NOGA), che “consente di classificare le unità statistiche “imprese” e “stabilimenti” in funzione della loro attività economica” e che “serve a riprodurre la realtà osservata il più fedelmente possibile, in modo esaustivo e sufficientemente dettagliato”, come indica il sito internet dell’Ufficio federale di statistica".
Il sindacato Unia Ticino stigmatizza questo modo di operare, che giudica "una presa in giro, a una farsa". Ed elenca altri due aspetti critici.
"Primo: la (forse) costituenda commissione paritetica afferma che il quorum dei lavoratori del settore -condizione a cui peraltro si può derogare- sarebbe già stato superato, il che è evidentemente impossibile visto che Unia, il sindacato più rappresentativo del settore, non è firmatario del CCL".
"Secondo: corre voce che il DFE sarebbe pronto ad accogliere la richiesta dell’Associazione ticinese stazioni di servizio (ATSS) di aderire al CCL cantonale della vendita, che da un lato consentirebbe agli annessi shop di sfuggire al CCL nazionale del ramo (firmato dai sindacati UNIA, SYNA e SIC e che prevede condizioni decisamente migliori per le lavoratrici e i lavoratori) e dall’altro garantirebbe un centinaio di firme “facili” per il raggiungimento del già citato quorum".
Se così fosse "ci troveremmo di fronte a un doppio ribaltone" conclude Unia, "tenuto conto che meno di un anno fa l’Ufficio di conciliazione rifiutò la presenza attorno al tavolo di negoziazione della stessa ATSS e che questa ha tra i suoi scopi quello di “contrastare” la legge cantonale sugli orari di apertura dei negozi".
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