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Ticino
Spari sulle cime tra Lega e UDC. Rusconi: "Eravamo 191. E paganti!"
Redazione
17 anni fa
Le foto del raduno a Campo Blenio e il discorso di Eros Mellini

Spari incrociati – colpi a salve o veri? – tra le cime dei monti. Da Sonogno Giuliano Bignasca “becca” l’UDC di Pierre Rusconi, che insieme a TeleTicino e al Caffè é stata proclamata, almeno temporaneamente, “nemica” della Lega. “Secondo voi quanti saranno su a Campo Blenio? Una cinquantina. Noi qui invece siamo in trecento”, sbraita Bignasca all’entrata del capannone di Sonogno. Replica dalla sommità della Valle di Blenio il presidente dell’UDC Pierre Rusconi: “Grande successo per il nostro raduno: 191 porzioni di costine servite. E da noi la gente ha anche pagato per mangiare. Perché non abbiamo i soldi per offrire il pranzo a tutti. Invece a Sonogno eran di più perché la polenta era gratis”. Ma che è successo tra Lega e UDC? Rusconi non se lo spiega. Bignasca dice che il suo omologo fa il furbo. Forse, a fargli saltar la mosca al naso é stato il comunicato di ieri pomeriggio in cui l’UDC criticava la scelta di Bellinzona di affidare a Gabriele Giulini (che ha il peccato originale di non essere svizzero) il discorso di questa sera in piazza. Noi lo avevamo già scritto sul Mattino – ha fatto sapere Bignasca rivendicando la paternità di critica -. E accusando l’autore del servizio trasmesso da TeleTicino di essere diventato il nuovo addetto stampa dell’UDC. Ma forse sarà solo il caldo di questi giorni. Ecco comunque, qui di seguito, il discorso ufficiale pronunciato oggi dal segretario dell’UDC Eros Mellini. Caro presidente, care amiche e amici dell’UDC, è sempre un grande piacere per me venire in valle di Blenio, una regione della quale – specialmente in questo decennio abbondante di militanza nell’UDC – ho avuto modo di apprezzare il carattere aperto e sincero dei suoi abitanti. Almeno di quelli che fanno parte del nostro partito, ma non ho ragione di credere che non sia una caratteristica diffusa al di là degli steccati partitici, in una popolazione a forte matrice contadina. Come dire, i nostri sono naturalmente i migliori – siamo in casa UDC e ci mancherebbe altro che non ci autoincensassimo un pochino – ma nulla c’è da togliere ai paesani d’altro credo partitico, cui va tutto il nostro rispetto. Una realtà, quella contadina, che non permette i compromessi e i maneggi volti ad ottenere vantaggi peraltro solitamente effimeri tipici di certa politica. Nell’agricoltura non si può barare, la generosità della natura è direttamente proporzionale alla durezza degli sforzi del contadino, non ci sono scorciatoie o vie traverse. Semmai, è sempre in agguato il contrario: quante volte capita che, in barba agli sforzi e all’attività svolta a regola d’arte dai nostri agricoltori, un’improvvisa grandinata o qualche altra calamità naturale rendono vano il lavoro di un’intera stagione? E cosa dire poi quando alle avversità naturali si aggiungono quelle politiche, sotto forma di accordi di libero scambio agricolo che mettono le nostre aziende, perlopiù di formato familiare, di fronte alla concorrenza delle grandi imprese industriali estere a grande produzione? E questo è molto peggio, perché sarebbe evitabile se a Berna avessimo una classe politica più attenta agli interessi della popolazione svizzera che non a quelli dell’UE. Una volta c’era chi invidiava i contadini quale “classe maggiormente sussidiata” rispetto alle altre categorie professionali. Ma se già allora – ammesso e non concesso che l’affermazione corrispondesse alla realtà – l’attività agricola era tutt’altro che invidiabile per rapporto alla fatica ch’essa richiede, rispetto ad altre professioni ben più pagate, già da tempo ormai questi tempi sono passati. E in particolare per i nostri contadini – forse la realtà è un po’ diversa per le grandi aziende dell’altipiano – proprietari di piccole aziende spesso situate in montagna, la sopravvivenza diventa sempre più problematica. La maggior parte di loro ha un secondo lavoro o ha abbinato altre attività all

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