Cerca e trova immobili
Processo
Sparatoria di Agno, l'accusa chiede 7 anni e mezzo
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Daniele Coroneo
3 anni fa
Il sostituto procuratore generale Moreno Capella ha però rivisto al ribasso l'accusa principale, passando da tentato assassinio a tentato omicidio intenzionale.

No, quei colpi sparati non sono stati un incidente: è la tesi sostenuta dal sostituto procuratore generale Moreno Capella nella requisitoria al processo per la sparatoria avvenuta il 7 agosto 2022 ad Agno. Il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la condanna dell’imputato per tentato omicidio intenzionale e gli altri reati commessi a 7 anni e mezzo, da affiancare a un trattamento psicoterapeutico ambulatoriale. 

Cambio di idea

Inizialmente, la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, detentrice dell’inchiesta, aveva ipotizzato il reato di tentato assassinio. Dopo il fallimento della ricusa del giudice Mauro Ermani richiesta dalla pp, il ruolo di rappresentante della pubblica accusa è passato da Lanzillo a Capella. Questi ha rivisto al ribasso l’accusa principale, affermando che non esistano gli estremi per il tentato assassinio.

"Non uno sbaglio"

Nella sua arringa, Capella ha cercato di ribaltare la posizione dell’imputato, un 51enne svizzero. In aula, quest'ultimo ha affermato che il colpo che ha trafitto il figlio fosse partito per sbaglio. “L'imputato ha sostenuto che lo sparo fosse un incidente e che il fucile portato con sé fosse solo un disincentivo, in caso di incontro con i complici del figlio. Quella mattina, però, l'imputato voleva intercettare il figlio e per farlo aveva portato con sé un'arma funzionante e carica”, ha rincarato il procuratore. “Quando puntò l’arma contro il figlio, l’imputato sapeva che non era assicurata. Per esplodere i colpi, l’uomo ha dovuto premere con forza il grilletto, come ravvisato dalla perizia. Non poteva essere casuale”.

"Non voleva solo minacciare"

Fra le accuse secondarie di cui il 51enne deve rispondere, c'è la minaccia che avrebbe lanciato ai danni di un individuo alcuni mesi prima della sparatoria, imbracciando anche in questo caso un fucile. L'imputato nega, come ricostruito dalla pubblica accusa, di avere usato in questo frangente il fucile a canna mozza, affermando di avere invece ricorso a un'arma giocattolo. "Ma allora, se in quell'occasione l'imputato voleva solo minacciare con l'arma giocattolo - ha osservato Capella - si può concludere che il 7 agosto l'imputato non volesse solo minacciare il figlio, avendo preso con sé un fucile vero". La parola passa ora alle rappresentanti dell'accusa privata.