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Giudiziaria
Sparatoria Agno, condannato a 9 anni per tentato omicidio intenzionale
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
È la pena comminata oggi dal giudice Mauro Ermani nei confronti del 51enne che nell'agosto del 2022 sparò al figlio con un fucile, ferendolo gravemente, dopo l'esplosione del loro rapporto già logoro da tempo. Ieri, ricordiamo, la pubblica accusa chiedeva sette anni e mezzo.

Ad Agno fu tentato omicidio intenzionale: nove anni di carcere da affiancare ad un trattamento in una struttura ambulatoriale. È la pena comminata oggi dal giudice Mauro Ermani nei confronti del 51enne che nell'agosto del 2022 sparò al figlio con un fucile, ferendolo gravemente, dopo l'esplosione del loro rapporto già logoro da tempo. Ieri, ricordiamo, la pubblica accusa chiedeva sette anni e mezzo. La difesa ne ha invece chiesti cinque, certa che l'imputato - quel giorno d'estate - non sparò per uccidere. Ermani, nel suo intervento, ha sottolineato i problemi con la droga dell'uomo, mai passati veramente, nonché la situazione familiare sempre più difficile. Ma anche il fatto che - scoperto il furto del figlio ai danni della nonna - ha voluto farsi strada da solo e non contattare la polizia, per recuperare il denaro e dare una lezione al figlio stesso. Tenuto conto di queste cose, e il concorso in altri reati legati alla droga, armi e minaccia, la pena scelta alla fine è stata di nove anni.

L'arringa della difesa

L'avvocato Letizia Vezzoni, che rappresenta l'imputato 51enne, ha subito precisato all'inizio della sua arringa odierna di non voler cercare giustificazioni di quanto successo nell'estate del 2022, indubbiamente grave. Non parliamo - ha detto - di un figlio perfetto e né di un padre modello, ma di un rapporto complicato. L'avvocato ha poi raccontato in ordine cronologico il vissuto dei due, tra problemi scolastici del figlio e le sue scorribande - che facevano impazzire il padre - ma anche e soprattutto la droga. Droga che i due consumavano, anche insieme. Poi la crescente violenza, tra spintoni, calci e pugni, che i due si sono scambiati nel corso del tempo. L'episodio del furto del ragazzo alla nonna la goccia che fece traboccare il vaso. 50mila franchi, mai ritrovati. Un fatto che fece andare su tutte le furie il padre. In aula, infatti, la difesa ha posto l'accento sulla sofferenza della nonna. Non tanto per il furto in sé, ma più perché ad averlo commesso fu il nipote. Un furto, insomma, che scosse tutti, ma soprattutto il padre, esasperato secondo la difesa da tutta la situazione e che, alla fine, decise di impugnare il fucile e sparare al figlio, ferendolo gravemente. Due colpi, per la perizia, di cui uno andò a segno. L'imputato, un cittadino svizzero di Rovio, ha però sostenuto che gli spari partirono accidentalmente. Tesi sostenuta anche dalla difesa, che oggi sottolineava come non fu sua intenzione aprire il fuoco per uccidere. Voleva recuperare i soldi rubati. Al contrario, la pubblica accusa era dell'opinione che non si fosse trattato di un incidente, come poi confermato oggi dalla Corte.

Il caso Lanzillo

Ricordiamo che inizialmente, la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, detentrice originale dell’inchiesta, aveva ipotizzato il reato di tentato assassinio. Dopo il fallimento della ricusa del giudice Mauro Ermani richiesta dalla procuratrice, il ruolo di rappresentante della pubblica accusa era passato da Lanzillo a Capella. Questi - nel primo giorno di processo - aveva rivisto al ribasso l’accusa principale, affermando che non esistevano gli estremi per il tentato assassinio.