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Ticino
Spaccio, lesioni, minacce... Espulso un padre italiano
Redazione
12 anni fa
L'uomo viveva in Svizzera da quasi 40 anni. Ma dopo l'ennesima condanna gli è stato revocato il permesso C

Anche oggi il Tribunale federale ha pubblicato una sentenza che riguarda un'espulsione decisa dal Canton Ticino.

Questa volta ad adire la massima corte è stato un cittadino italiano, classe 1961, patrocinato dall'avvocato Roberto Rulli.

A seguito di diverse condanne penali, il Dipartimento delle Istituzioni aveva deciso nel novembre 2012 di revocare il permesso di domicilio all'uomo, malgrado vivesse in Svizzera da quasi 40 anni e avesse cinque figli nel nostro Paese.

La decisione cantonale era giunta dopo l'ennesima condanna penale. L'uomo, nell'agosto 2012, era infatti stato condannato a 4 anni e 10 mesi di detenzione, e a un risarcimento allo Stato di 50'000 franchi, per infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti. Negli anni precedenti l'uomo era già stato condannato per lesioni semplici, lesioni intenzionali, minaccia contro funzionari, infrazione alle norme della circolazione, circolazione malgrado la revoca di condurre e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti.

Il Cantone aveva quindi deciso di revocargli il permesso, per motivi di ordine pubblico, intimandogli di lasciare la Svizzera al momento della sua scarcerazione, prevista per l'8 febbraio 2016.

Dal carcere l'uomo ha però lottato contro il provvedimento, ricorrendo dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tribunale amministrativo cantonale, in entrambi i casi senza successo.

Nel giugno 2014 ha infine giocato la carta del Tribunale federale, sostenendo che in qualità di cittadino italiano ha il diritto a soggiornare in Svizzera.

Ma i giudici di Losanna hanno ritenuto che la decisione cantonale è stata legale e proporzionata. Malgrado l'uomo risieda in Svizzera da ormai quasi 40 anni, può essere considerato "un pericolo serio e concreto per un interesse fondamentale della società, come la lotta al traffico di droga."

Il Tribunale federale ha altresì sottolineato che "un trasferimento nella fascia di confine, a pochi chilometri dall'attuale domicilio della famiglia, permetterebbe poi alla compagna del ricorrente di continuare a recarsi in Svizzera anche per motivi professionali, qualora ella trovasse un lavoro."

Compagna che, come i cinque figli, non è toccata dal provvedimento e può quindi restare in Svizzera.

L'uomo, invece, dovrà tornare in Italia non appena uscirà dal carcere.

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