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L'interrogazione
Sovranità alimentare e latte ticinese, il Partito Comunista: «Rischio smantellamento della filiera locale»
© Shutterstock
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Redazione
2 ore fa
Nel mirino trasporto del latte, importazioni da altri cantoni e il rischio di chiusura delle aziende agricole alpine.

Il Partito Comunista torna a puntare i riflettori sulla crisi del comparto lattiero-caseario ticinese e lo fa con un’interrogazione al Consiglio di Stato firmata da Lea Ferrari e Massimiliano Ay. Al centro del testo, depositato il 21 aprile, c’è la difesa della sovranità alimentare sancita in Costituzione dal voto popolare del 2021 e il timore che la filiera del latte ticinese stia andando incontro a un progressivo indebolimento. Secondo i firmatari, «la filiera oggi più sotto pressione è sicuramente la filiera lattiero-casearia», con «l’alto rischio di chiusura di molte aziende agricole e di perdita di un’economia importante delle nostre Valli». Nell’interrogazione si sottolinea come il prezzo del latte abbia raggiunto «minimi storici», aggravando una situazione già critica.

«Un paradosso»

I deputati denunciano quello che definiscono un paradosso: mentre una parte del latte ticinese viene trasportata in Svizzera interna per essere lavorata, in Ticino arriverebbe latte da altri cantoni. Una dinamica che, a loro giudizio, contraddice il principio di sovranità alimentare. «Come intende il Consiglio di Stato mantenere il più possibile in Ticino la lavorazione del latte ticinese ed evitare storture per cui il latte ticinese deve essere trasportato nel Canton Lucerna e nel frattempo quello urano viene importato?», chiedono. Nel testo si avverte che il rischio non è soltanto economico, ma strutturale. I firmatari mettono in guardia da uno scenario di «smantellamento della filiera locale» e criticano un approccio attendista che potrebbe portare, attraverso pensionamenti e mancate successioni, a una riduzione “naturale” delle aziende attive. Un’evoluzione che, scrivono, avrebbe «un solo risultato: l’aumento delle importazioni di prodotti latto-caseari dall’estero».

Un precedente storico

Ferrari e Ay evocano anche un precedente storico, richiamando le politiche agricole europee e denunciando il rischio di dipendenza produttiva. «Questa prassi rende alcune nazioni dipendenti da altre nell’approvvigionamento di derrate alimentari», scrivono, indebolendo economie periferiche e produzioni locali. L’interrogazione rilancia anche il tema del sostegno pubblico al trasporto del latte. I due deputati chiedono «in che misura il Consiglio di Stato ha sostenuto il trasporto di latte» dopo l’emendamento approvato nel Preventivo 2025 e come intenda adeguare il sostegno di fronte all’aumento dei costi. Sullo sfondo, una domanda politica esplicita: «Il Consiglio di Stato è di questo parere? Si può dire che svolge un ruolo attivo nel dialogo ed è capace di orientare delle scelte solidali tra gli attori in questo momento difficile?».

Dieci quesiti

Tra i dieci quesiti posti al Governo figurano anche richieste sui volumi di latte non ticinese lavorato in Ticino negli ultimi dieci anni, in particolare quello proveniente dal Canton Uri, e sulla possibilità di sostituirlo, almeno in parte, con produzione cantonale. L’atto parlamentare rilancia infine la prospettiva di rafforzare la trasformazione sul territorio, citando il progetto di nuovo caseificio in Valle di Blenio. Secondo i firmatari, «la lavorazione di tutto il latte ticinese» in Ticino avrebbe ricadute positive «in termini ecologici, sociali ed economici». Il messaggio è chiaro: la sovranità alimentare, per il PC, non può restare un principio sulla carta. E la crisi del latte, sostengono i firmatari, rappresenta il banco di prova concreto per verificarne l’attuazione.

Le domande

1)    Quale volume ha raggiunto negli scorsi anni (quantificare per almeno un decennio con dati annui) il latte non ticinese lavorato in Ticino, che quindi proviene da altri cantoni (specificare la provenienza, in particolare Canton Uri)?
2)    Come e da chi viene lavorato questo latte da fuori cantone?
3)    A mente del Consiglio di Stato, sarebbe possibile sostituire questo latte non ticinese con lo stesso quantitativo (o fino a che percentuale) di latte prodotto in Ticino anche nel periodo invernale?
4)    Come intende il Consiglio di Stato, al di fuori dell’interprofessione appena creata, mantenere il più possibile in Ticino la lavorazione del latte ticinese ed evitare storture per cui il latte ticinese deve essere trasportato nel Canton Lucerna e nel frattempo quello urano (o di altri cantoni) viene importato?
5)    Benché sia vero che vale il libero mercato, è altrettanto vero che di fronte ad una crisi il Cantone e il mondo agricolo devono essere uniti per trovare soluzioni, il Consiglio di Stato è di questo parere? Si può dire che svolge un ruolo attivo nel dialogo ed è capace di orientare delle scelte solidali tra gli attori in questo momento difficile?
6)    In che misura il Consiglio di Stato ha sostenuto il trasporto di latte come richiesto dall’emendamento del Partito Comunista approvato a larga maggioranza dal Gran Consiglio nel Preventivo 2025?
7)    Come intende il Consiglio di Stato adeguare il suo sostegno al trasporto del latte di fronte ai prezzi del carburante in crescita?
8)    Il Consiglio di Stato crede che sia prodotto troppo latte in Ticino?
9)    Il Consiglio di Stato auspica che la crisi del mercato del latte nel nostro Cantone possa operare un cambiamento strutturale “naturale”? Intendendo con ciò la chiusura definitive delle aziende agricole per raggiunta età pensionabile dell’allevatore/trice titolare e senza successione.
10) Concorda il Consiglio di Stato su questo punto: secondo l’articolo costituzionale 14 punto n e la definizione di sovranità alimentare, la lavorazione di tutto il latte ticinese (prioritariamente) attraverso nuovi caseifici in Ticino (come quello proposto in Valle di Blenio) avrebbe risvolti positivi in termini ecologici (meno traporti verso Lucerna), sociali (presidio delle regioni periferiche con famiglie contadine) ed economici (valorizzazione locale a prezzi adeguati)?