
La notizia della chiusura del “Nuova Galleria” a Bellinzona è di quelle che inevitabilmente suscitano qualche domanda. Infatti la chiusura del “Galle” come viene comunemente chiamato il noto punto di ritrovo di Via Codeborgo, si aggiunge a quella già annunciata dal “Commercianti” di Via Teatro, altro bar storico della Città. Bellinzona perde i pezzi? Perché chiudono questi bar? Cominciamo proprio dal Galleria dove il gerente ci dice che: “I costi fissi sono alti. La gente dovrebbe girare di più. Quest’anno inoltre siamo stati penalizzati dalla presenza del capannone in Piazza del Sole. L’anno scorso era più piccolo e abbiamo lavorato bene anche noi”. Ma cosa si imputa di preciso alla Città? “Vogliamo turismo, ma se non c’è un’offerta la gente non viene”.Abbiamo sentito i gerenti di un altro locale storico, che si trova a 30 metri dal “Galleria”, ovvero il “Porta Ticinese”. “Ogni bar ha le sue caratteristiche. Non si può generalizzare la situazione perché non è uguale per tutti” – ci dicono – “Noi siamo in zona pedonale quindi dopo la chiusura dei negozi e uffici non c'è più clientela per questo noi chiudiamo dal primo gennaio alle 20 perché stare aperti oltre è un passivo. Per quel che concerne la nuova legge sul rumore e la legge sul fumo sono complementari nel causare un calo di lavoro ma non é colpa di nessuno, queste norme ci sono in tutta Europa. Alla città di Bellinzona, in riferimento a quanto detto dal titolare del galleria imputo che gli eventi in città vengono finanziati dal comune e organizzati da persone che vengono da fuori , che non pagano come noi tutto l'anno le tasse qui, che diamo lavoro a persone locali e supporto all'economia locale. Questi eventi – continuano dal Porta Ticinese - ci portano via il lavoro la sera, con mega strutture che contengono migliaia di persone e svuotano tutti i bar del centro nei periodi di festa, che sono l'unica occasione per pareggiare i conti e pagare le tredicesime( es. natale). Si dovrebbe tutelare di più chi rischia ed investe in zona pedonale, centrale, dando la possibilità di fare piu cifre, visto che tutto l'anno si paga al comune”.Continuiamo con il nostro giro di opinioni e ci spostiamo solo di qualche metro, al Settecentesimo “Il problema della sera c’è. Alcuni limiti danno fastidio. Sono troppo severi. Nessuna musica fuori. Ci vorrebbe più flessibilità dove si lavora di più e si pagano le tasse”.Spostiamoci in un altro locale storico, la Bavarese. La musica non cambia: “Sentiamo tantissimo questo momento di crisi. La gente ha cambiato le abitudini. Se si va avanti così stiamo valutando bene cosa fare”. Ma sarà colpa dei limiti troppo rigorosi? “Si sicuramente i limiti aiutano a farci chiudere. Il sabato avevamo i concerti ma abbiamo ricevuto troppe reclamazioni”.Più verso il centro sentiamo i gestori del Viale: “Sotto il profilo delle lamentele non abbiamo particolari problemi. Ci vorrebbe però più flessibilità quando facciamo domanda per strutture provvisorie, tipo qualche tendone, qualche spazio ricreativo. Ci sono tante restrizioni”. Fino a qui il “j’accuse” degli esercenti. Ma stanno veramente così le cose? È veramente tutta colpa delle restrizioni e dei limiti di orari se le cose vanno male?Oggi dalle pagine de La Regione il presidente degli esercenti bellinzonesi, Mattia Manzocchi, non risparmia critiche ai suoi affiliati. “Il Galleria dieci anni fa era uno dei locali che andavano per la maggiore. Ora non più. Perché? La staticità. Nell’arco dell’ultimo decennio non ha saputo rinnovarsi con una certa costanza”. Dunque un “mea culpa” degli esercenti potrebbe starci. Vivere di rendita non basta più. Manzocchi continua con “Abbiamo suggerito agli esercenti di unire le forze e proporre un calendario con possibili eventi da sottoporre al Municipio. Ma non abbiamo mai ricevuto nulla”.Ricapitoliamo. Da una parte gli esercenti che lamentano la poca fle
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