
In Ticino ci sono numerosi settori professionali in cui vigono Contratti normali di lavoro che stabiliscono salari inferiori a quanto si percepisce in assistenza.
Non è una novità, ma oggi su La Regione il consigliere di Stato Manuele Bertoli lo ribadisce, dati alla mano.
"Basta fare due conti, come li ho fatti io, per scoprire dove sta il problema" dichiara Bertoli nell'intento di evidenziare come il problema del Ticino non siano i lavoratori stranieri, bensì le paghe troppo basse. "Ho preso in considerazione l'economia media ticinese. Poi ho stabilito il salario in base alla settimana lavorativa degli impiegati cantonali, ovvero 42 ore, per complessivi 12 mesi. Ebbene il risultato è di 20,60 franchi all'ora."
20,60 franchi all'ora è quindi l'importo che viene versato a chi beneficia di prestazioni assistenziali. Mentre tra chi lavora, c'è chi percepisce molto di meno. Come i venditori al dettaglio, il cui Contratto normale di lavoro prevede salari orari a partire da 17,30 franchi, i gommisti, che partono da 16,30 franchi all'ora, o ancora gli addetti del settore orologiero, nel quale è stabilito un salario di 18,75 franchi orari.
Bertoli sostiene quindi che più che dell'applicazione dell'iniziativa "Prima i nostri", il nostro Cantone ha bisogno di un adeguamento dei salari, che potrebbe essere realizzato con l'applicazione dell'iniziativa dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino".
"L'immigrazione si potrebbe contenere, forse, pagando salari decenti ai lavoratori residenti" afferma il consigliere di Stato. "Ragionando solo sul numero degli stranieri tollerabili in Canton Ticino o in Svizzera, vuol dire saltare completamente il discorso retributivo. Per le alte funzioni dirigenziali la concorrenza italiana sarà sempre forte, ma siamo a un altro livello dove certe dinamiche sono comprensibili. Qui invece siamo al punto che un residente non può accettare certi salari perché non ci campa, oppure ci vive grazie all'assistenza pubblica."
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