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Ticino
Sotto accusa la "dittatura" di Rabadan
Redazione
14 anni fa
È nato il "Movimento per un carnevale libero" che punta il dito contro i balzelli e le misure di sicurezza imposti

Carnevale uguale bagordi. L’equazione resiste da 150 anni, almeno per quel che concerne il Rabadan di Bellinzona. Ma negli ultimi anni i bagordi sono sempre più soggetti a severe regole di sicurezza che per qualcuno hanno raggiunto un limite di sopportazione massima. Infatti, come rivela il Corriere del Ticino, il malumore per le continue restrizioni ha indotto alcuni amanti del carnevale a promuovere il “Movimento per un carnevale libero a Bellinzona”. Di cosa si tratta? In un dattiloscritto di quattro pagine inviato al Muncipio, vengono sottolineate quelle che secondo i promotori sarebbero “manie di grandezza e mancanza di buon senso” dei dirigenti, che avrebbero snaturato il carnevale. Al centro della presa di posizione la “Città del carnevale” per accedere alla quale bisogna pagare “un pedaggio imposto indistintamente a chi interessa il carnevale e a chi invece non ne vuole sapere o non ne usufruisce”. All’interno del perimetro ci sono uffici, commerci, abitazioni e altro. Sarebbe una limitazione della privacy l’obbligo, per chi vuole entrare nella “Città” per motivi professionali, di annunciarsi entro il 15 gennaio al Municipio, per iscritto, dando le spiegazioni del caso. Un altro punto dolente sarebbe la delega che il Municipio ha concesso alla società Rabadan di concedere i permessi per i venditori ambulanti all’interno del perimetro del carnevale. Permessi che dovrebbero essere di competenza del Municipio e ai quali anche la stessa società dovrebbe sottostare “e non godere, come attualmente avviene, di particolari agevolazioni discriminatorie”.

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