
Misure a favore del settore vitivinicolo ticinese. È quello che chiedono Lorenzo Jelmini (PPD) e co-firmatari in una mozione inoltrata al Governo. Se infatti gli altri settori agricoli, seppur confrontati anch'essi con difficoltà, riescono a lavorare principalmente con la grande distribuzione, il settore viticolo vive una situazione completamente diversa. Il settore è particolarmente colpito poiché i ristoranti e gli alberghi sono chiusi; tutti gli eventii, "che sono un canale di smercio importante" sono sospesi; le stazioni di servizio hanno "pochissimi shop aperti" e gli acquisti si concentrano perlopiù sui beni di prima necessità, con il vino che "non è parte della dieta quotidiana della popolazione". Si è inoltre constatato "un forte calo degli acquisti" poiché la gente "tende a utilizzare quanto ha giä acquistato in precedenza", un limite all'export vista la difficoltà nei trasporti, mentre le vendite online "non sono ancora così diffuse".
Tutto questo porta a delle pesanti conseguenze sia a breve che a medio termine: "Le conseguenze più immediate sono che le scorte, di per sé già alte, non diminuiscono e per la vendemmia 2020 alcune cantine stanno già valutando se ritirare o meno le uve" sottolineano i deputati. "Il rischio che si propenda per il ritiro parziale è grande e questo andrebbe a colpire anche piccoli coltivatori. Questi, dopo aver investito tempo, ed energie per la cura dei propri vigneti, si vedrebbero costretti a gettare gran parte della produzione della prossima vendemmia".
Vi sono però anche conseguenze a medio termine, come il "crollo generale del prezzo delle uve"; l'abbandono della coltivazione dei vigneti da parte principalmente degli hobbisti ma probabilmente anche da parte di professionisti; le malattie fitosanitarie causate dall’abbandono di vigneti che vanno ad intaccare i vigneti sani coltivati per portare a termine il raccolto; la produzione improvvisata e incontrollata di vini che se messi sul mercato "rischiano di causare dei danni importanti alla positiva immagine al settore".
Il ciclo della vite inoltre "non si è fermato e dunque la produzione non può essere arrestata per qualche settimana per poi essere ripresa". A rischio sono pure tutti gli investimenti produttivi fatti negli ultimi anni sulle infrastrutture ma pure nella formazione dei collaboratori. Da non dimenticare infine che i leasing fatti per finanziare gli investimenti devono essere in un qualche modo rimborsati.
Per i deputati è dunque fondamentale individuare misure straordinarie a sostegno del settore vitivinicolo ticinese. Nell'atto parlamentare ne vengono indicate alcune, "senza escludere tuttavia altri possibili interventi a sostegno del settore". Jelmini e co-firmatari chiedono in particolare i seguenti punti:
1. predisporre contributi a fondo perso per l’eliminazione di stock di vini bianchi e rossi attualmente in vasca o già in bottiglia. Questo permetterebbero di far continuare il ciclo normale delle vendemmie già partendo dalla vendemmia 2020. L’eliminazione di stock permetterebbe alle cantine di procedere con l’acquisto delle uve della vendemmia 2020 e il mercato rimarrebbe su un livello di valore aggiunto corretto e non subirebbe una svalutazione. Gli stock eccedenti andrebbero distillati o eliminati con la supervisione dell’autorità per dare la garanzia che non venga utilizzo scorrettamente.2. concedere un aiuto straordinario e supplementare per la promozione dei prodotti vitivinicoli ticinesi.3. eliminare per la vendemmia 2020 l’obbligo di versamento della tassa e dei contributi per le uve trasformate in favore dell’IVVT. L’importo complessivo per il 2020 delle tasse destinate alla promozione andrà versato dal Cantone all’associazione di categoria.4. sensibilizzare la grande distribuzione a lavorare prioritariamente con i vini svizzeri.5. invitare gli importatori di vino e la grande distribuzione che hanno sede in Ticino a promuovere e vendere i vini svizzeri (in linea con quanto proposto dai viticoltori svizzeri al Consiglio federale)6. Investire nella promozione dei vini ticinesi e svizzeri.
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