
Dal 22 settembre scorso la sezione UDC di Lugano ha un nuovo presidente. A raccogliere il testimone di Tiziano Galeazzi, congedatosi dalla presidenza, è toccato a Simona Sassi Ceresola, classe 1969 di Sonvico.
Una svolta storica per l'UDC di Lugano, che non è mai stata guidata da una donna. Subito dopo la nomina, Sassi Ceresola aveva indicato due obiettivi: l'elezione di un democentrista in Municipio, come già auspicato da Galeazzi nella sua presidenza, e una maggiore presenza nelle piazze e nei quartieri per una comunicazione diretta con i cittadini.
Per Simona Sassi Ceresola l'inizio è stato davvero col botto, dall'approvazione di 'Prima i nostri' alle nomine del LAC. A una ventina di giorni dal suo insediamento le abbiamo chiesto un primo bilancio.
Appena insediata ed ecco saltar fuori l' "affaire LAC". Un battesimo del fuoco niente male si direbbe.
“Devo dire che questi primi giorni ho potuto lavorare in modo apparentemente tranquillo, a parte la questione del LAC e il suo Comitato direttivo, cronaca di un fallimento annunciato che ha evidenziato un disaccordo politico causa interessi in gioco poco chiari anche agli occhi di molti cittadini. Mi ha sorpreso positivamente la presa di posizione del Partito socialista luganese, che si è allineato alla nostra idea di partenza, cioè avere persone del “mestiere” e fuori dai giochi politici, quanto rigorosamente sostenuto da Galeazzi e Bassi nella passata legislatura sul tema LAC. Tante volte gli opposti si capiscano meglio (ride)".
Il dialogo con i cittadini e con i partiti è quindi un punto centrale per lei?
"Ascoltando la gente si possono identificare problemi e trovare poi soluzioni possibili. Naturalmente con la sezione UDC continueremo a vigilare sulle finanze del comune, dal moltiplicatore al debito pubblico purtroppo oltre un miliardo di franchi, nonché a collaborare per il rilancio economico della città, soprattutto in termini di turismo, commercio e nuovi contribuenti. Qualche nuova idea è già sul nostro tavolo".
L’UDC cittadina proseguirà sulla strada tracciata per il LAC, ovvero prediligere figure esterne alla politica nei vari consessi delle società a partecipazione comunale?
“Sarebbe meglio che non ci fossero politici o ex politici, ma affronteremo la questione con serietà. Il LAC come altre partecipate dovrebbe essere diretto da persone attive nello specifico settore per poterlo far funzionare, dirigere o controllarne le attività".
Non lo si sta facendo?
“Se si guarda ad esempio la “homepage del LAC” si ha un’idea emblematica. Mancano le lingue nazionali, c’è solo una versione in italiano e una in inglese, anche se oggi la comunicazione adotta l’inglese, io ritengo invece che in una nazione con più lingue ufficiali sia sintomo di provincialismo, soprattutto se si vuol esportarlo anche Oltralpe e oltre i confini nazionali. Ora bisogna partire con il piede giusto per evitare di far fallire il tutto, nell’interesse della città e non solo".
Una città che ha bisogno di essere rilanciata? Ad esempio, sembra si stia svuotando pian piano delle sue attività commerciali…
“Purtroppo sì. Vien da chiedersi, ma dov’è finita la Perla del Ceresio? Lugano ha un grandissimo potenziale, ma bisogna lavorare tutti insieme per sfruttarlo. Purtroppo ora come ora mancano collaborazioni, ad esempio con l’Ente turistico. Tiziano Galeazzi si era attivato con i commercianti quest’estate, la strada è quella. Bisognerebbe incentivare attraverso il comune i proprietari degli immobili con conseguente beneficio per i commercianti, come pure parcheggi gratuiti - ad esempio al sabato - per gli utenti e consumatori. Chi non semina non raccoglie".
Si potrebbe dire che molti si sentono scoraggiati ad andare in centro a fare acquisti sia per i costi che per il caos sulle strade…
“Quello del traffico in città è un grosso problema. Bisognerebbe ripensare il PVP del centro città e potenziare i mezzi pubblici. Il ticinese non è pigro e li userebbe volentieri. Ma non a certe condizioni, come ad esempio i costi in rialzo a fronte di un servizio carente laddove vi è effettivamente la necessità. Un esempio è rappresentato dalla mia Valcolla, oltre ai dintorni di Carona. Capisco che la città abbia una difficoltà finanziaria, ma alcuni servizi non possono essere tralasciati".
In futuro, l’elezione di un municipale democentrista. Uno scenario fattibile o un sogno nel cassetto?“Mi auguro una realtà”. Niente è impossibile, basta crederci e con impegno cercare di lavorare bene con e per la gente. Manca l’UDC critica e costruttiva nell’Esecutivo!"
In conclusione, ci dica in due parole che tipo di presidente è Simona Sassi Ceresola“Mi posso definire una comune cittadina, determinata, onesta e tenace. Quello che mi preme è trovare soluzioni condivise, anche con le altre forze politiche, oltre gli steccati”.
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