
Due foto, la prima in bianco e nero, la seconda a colori, che ritraggono due bambine in difficoltà. A separare le immagini ci sono 75 anni di storia: “Durante questo periodo, il mondo è molto cambiato; alcune cose, però, sono sempre uguali. Per esempio, il fatto che nelle situazioni di emergenza, sono sempre i bambini quelli che soffrono di più. Come le due bambine nelle foto sopra: la piccola sfollata, nella Germania del 1946, e la bimba profuga etiope in un campo del Sudan, alla fine del 2020”.
Con questa cruda e sincera osservazione, Unicef celebra sul proprio sito internet i suoi primi 75 anni, che cadono oggi, di sostegno all’infanzia in difficoltà in tutto il mondo. Oggi come allora, una missione irrinunciabile: “L’inizio di Unicef è stato rappresentato dal secondo conflitto mondiale, con milioni di profughi e tantissimi bambini che non avevano più genitori o non sapevano dove fossero”, ci spiega Sandro Foiada, delegato dell’Unicef per la Svizzera italiana. Purtroppo, però, in 75 anni altri conflitti e crisi umanitarie hanno insanguinato il mondo “e probabilmente altri continueranno a farlo. Strutture come Unicef e tante altre che aiutano i bambini sono più importanti che mai”.
Le malattie dimenticate
Fra le tante crisi diffuse nelle differenti regioni del pianeta, la pandemia ha gravi conseguenze sulla salute dei bambini. Secondo Foiada, tuttavia, non è però il Covid in sé il primo responsabile, che sarebbe invece la mancata somministrazione nei Paesi in via di sviluppo di “vaccini contro malattie quali il morbillo, la difterite o la poliomielite. Tutte le risorse in campo erano infatti impiegate nella lotta al Covid. Così facendo, però, nel 2020 ben 23 milioni di bambini non hanno ricevuto i vaccini che sarebbero loro serviti”.
Istruzione per nuove prospettive
Unicef, precisa poi Foiada, si occupa in primo luogo della sopravvivenza e della nutrizione dei bambini. Grande attenzione è però rivolta anche al tema dell’istruzione: “I bambini che per esempio nascono nei campi profughi non potranno a lungo disporre di una buona istruzione”. Un elemento che non può non avere conseguenze: “Le generazioni che non hanno prospettive nei Paesi natali poi si ritrovano alla nostra porta. Aiutare, anche nell’istruzione, l’infanzia in loco permette poi a molte persone di non essere nella condizione di dovere scappare di casa”. Un impegno che Unicef condivide anche con le autorità di Stati dove i diritti dell’infanzia sono a volte negletti, “nella speranza che i sistemi politici locali, quando la nostra attenzione si sposta gradualmente altrove, non ritornino alle vecchie abitudini”, conclude Sandro Foiada.
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