Giudiziaria
Sonko condannato a 20 anni per ripetuti crimini contro l'umanità
©Chiara Zocchetti
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Keystone-ats
12 giorni fa
È la sentenza emessa questa mattina dal Tribunale penale federale di Bellinzona.

Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha condannato l'ex ministro dell'Interno del Gambia Ousman Sonko a 20 anni di detenzione per ripetuti crimini contro l'umanità. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) aveva richiesto la reclusione a vita, mentre la difesa l'assoluzione. La Corte degli affari penali lo ha riconosciuto colpevole di ripetuti omicidi intenzionali, ripetuti sequestri di persona, ripetute torture qualificabili come crimini contro l'umanità. Il procedimento per i casi di violenza carnale è stato archiviato. Il tribunale ha inoltre ordinato l'espulsione per dodici anni dalla Svizzera.

Reati e crimini

I reati sono stati commessi tra il gennaio 2000 e il settembre 2016 - quando Sonko è stato destituito dal suo incarico di ministro dell'Interno - e per la maggior parte perpetrati dall'imputato in complicità con l'allora presidente del Paese dell'Africa occidentale Yahya Jammeh e dirigenti delle forze di sicurezza e dei servizi penitenziari. Nel corso di questi 16 anni, Sonko ha scalato i ranghi dell'apparato statale. Dal 2003, ha fatto rapidamente carriera all'interno della Guardia nazionale, sotto la diretta autorità del presidente. Quest'ultimo lo ha nominato Ispettore generale della polizia nel 2005 e ministro dell'Interno l'anno successivo. I crimini sono stati commessi nell'ambito della repressione del regime nei confronti di oppositori, giornalisti e presunti golpisti, hanno sottolineato i giudici di Bellinzona. Per questi ultimi, gli atti in questione non costituiscono un "caso particolarmente grave di crimini contro l'umanità". Non si tratta tuttavia di un caso di minore gravità. Una pena detentiva di 20 anni rappresenta il massimo applicabile in questo caso, anche se un accumulo di condanne porterebbe teoricamente a una moltiplicazione di questa pena, ha sottolineato la corte.  Nel caso della ripetuta violenza carnale della vedova di un membro dell'esercito ucciso con la complicità di Sonko, il tribunale ha negato il legame tra l'attacco sistematico alla popolazione civile del Gambia e gli stupri. Sonko era andato più volte a trovare la donna dal 2000 al 2002 e nel gennaio 2005, violentandola. Il tribunale ritiene che questi reati abbiano una motivazione sessuale e non politica. Pertanto, non esiste una competenza giurisdizionale svizzera. La corte ha classificato la violenza carnale nei confronti di una vittima di tortura da parte di un membro dell'unità paramilitare Junglers come eccesso di un singolo. Mancano indizi sufficienti riguardo al fatto che Sonko avesse ordinato o almeno tollerato tale crimine.

Appello possibile

Arrestato nel gennaio 2017, Sonko ha già trascorso più di 7 anni dietro le sbarre. Questo tempo sarà dedotto dalla pena. Il verdetto non è definitivo e può essere impugnato davanti alla Corte d'appello del Tribunale penale federale. Reagendo al verdetto, l'Ong Trial International parla di un passo storico nella lotta contro l'impunità. La sentenza - indica il direttore della Ong Philip Grant, citato in un comunicato odierno - non solo rende giustizia alle vittime, ma invia anche un forte segnale ai responsabili di alto livello in tutto il mondo. L'ex ministro del Gambia - viene sottolineato - è "il più alto dignitario condannato in Europa per crimini contro l'umanità secondo il principio della giurisdizione universale". La Ong si rammarica tuttavia che le due violenze carnali di cui Sonko era accusato non siano state considerate tra questi crimini. Per la procuratrice federale Sabrina Beyeler, questa condanna è una pietra miliare per il diritto penale internazionale: dimostra che questi crimini sono sistematicamente perseguiti e puniti e che anche la Svizzera si impegna con determinazione in tal senso. Questa decisione è importante anche per le vittime in Gambia, sottolinea la rappresentante del MPC. Queste persone hanno fatto grandi sacrifici per partecipare al procedimento e testimoniare. Il MPC analizzerà ora la sentenza scritta prima di decidere che seguito intraprendere. Soddisfazione è stata espressa anche da Reporter senza frontiere (RSF). L'associazione ritiene che l'ex presidente del Gambia Yahya Jammeh, principale responsabile dei crimini commessi contro giornalisti, non dovrebbe sfuggire a lungo alla giustizia. RSF deplora tuttavia il fatto che il processo di Bellinzona si sia svolto principalmente in tedesco, senza tenere conto delle esigenze delle vittime e dei giornalisti gambiani.

Applicazione della giurisdizione universale

Riguardo alla competenza della Corte degli affari penali, il tribunale ha dichiarato che la Svizzera in nome della giurisdizione universale aveva il diritto di perseguire i reati commessi da Sonko, in qualità di complice, contro la popolazione civile del Gambia. Le disposizioni penali sui crimini contro l'umanità entrate in vigore in Svizzera all'inizio del 2011 erano applicabili, anche se i primi reati risalivano al 2000. Nel 2011, infatti, i reati non erano ancora caduti in prescrizione. Il tribunale ha basato la sua convinzione sulle dichiarazioni dell'imputato e numerose deposizioni di testimoni vittime in Svizzera e all'estero. Ha inoltre consultato documenti e il rapporto finale della Commissione della verità, riconciliazione e risarcimenti (Trrc) in Gambia.