
Trasparenza negli ospedali Ticinesi come possibile rimedio ai potenziali errori medici. È quello che si è cercato di ottenere attraverso uno studio condotto nell’arco di due anni nelle cure intensive dei quattro ospedali di Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno. I risultati dello studio, raccolti tramite un modulo standardizzato in cui il personale sanitario poteva denunciare in modo anonimo fatti avversi di cui è stato protagonista o testimone, sono stati pubblicati quest’oggi dal Caffè. I dati raccolti al termine del primo anno hanno confermato che gli errori potenzialmente pericolosi per il paziente sono ancora troppi, errori soprattutto di natura umana e organizzativa. In 525 casi per esempio non erano state seguite le procedure previste e in 481 non erano state programmate a dovere. Disattenzione e sovraccarico di lavoro, così come difficoltà di comunicazione all’interno del team sono altri fattori che entrano spesso in gioco. L’errore più comune che si trova in testa alla classifica delle tipologie al 48% è legato ai farmaci. Possono infatti capitare diverse “sviste” durante la somministrazione di farmaci, spiega Domenighetti, medico caposervizio del reparto di cure intensive dell’ospedale di Locarno: “Può capitare che i medici prescrivano in modo poco chiaro o errato un farmaco a un paziente o che gli infermieri interpretino male la richiesta oppure confondano le confezioni, o ancora che sbaglino l’orario, la dose o la modalità di somministrazione” L’introduzione di nuove misure per contenere questo tipo di sviste, come ad esempio la prescrizione di farmaci in forma elettronica e non più cartacea, ha permesso di ridurre nel secondo anno dello studio il numero di segnalazioni di eventi avversi legati ai farmaci. Fortunatamente nessuno degli oltre 2000 episodi registrati su circa 3000 pazienti ricoverati nei due anni dell’osservazione in Ticino si è rivelato fatale. Ciò non toglie che la precauzione non è mai troppa.
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