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Ticino
Solidali con il GdP
Redazione
11 anni fa
L'esclusione del quotidiano dalla conferenza di Andy Garcia scatena i deputati: "Il Festival è diventato liberticida"

Ufficialmente l'esclusione del Giornale del Popolo dalla conferenza stampa di Andy Garcia al Festival del film di Locarno è stata motivata con problemi di spazio. Non era possibile accogliere tutti i giornalisti desiderosi di sentire la star cubana e quindi, come in altre occasioni, il Festival ha dovuto fare delle scelte.

Ufficialmente. Perché il direttore del quotidiano della Curia, Claudio Mésoniat, ha avanzato il sospetto che l'esclusione non sia stata frutto del caso, bensì delle note vicissitudini degli scorsi giorni.

Un sospetto condiviso da diversi granconsiglieri ticinesi, che ieri si sono espressi a vario titolo sulla vicenda.

"L'esclusione del GdP dalla conferenza stampa di Andy Garcia non mi sorprende visti i precedenti a cui la direzione artistica del Festival ci ha solo di recente deliziato con Senzani e Polanski" ha scritto l'unico deputato che in Gran Consiglio si era opposto al credito per il festival, il leghista Paolo Sanvido. "A dire il vero non mi sorprendo più di molte cose rispetto al Festival. Mi sarei aspettato che il sedicente sindacato dei giornalisti prendesse posizione, ma nulla. Poi però, visto l'atteggiamento del nostro servizio pubblico rispetto a "Noun", non potevo certo aspettarmi altro."

Sanvido sostiene che "la diversità, elemento di arricchimento culturale, gioverebbe anche agli organizzatori del Pardo". E conclude ricordando che "il ghePardo le pecore le mangia, per il resto chacun à son goût."

Il deputato di Area Liberale Sergio Morisoli si chiede dal canto suo se il Festival è ancora un luogo di libertà culturale. "Ci penso e ci ripenso da alcuni anni a partire dalle polemiche che però nascono sempre da fatti concreti. La mia conclusione è che il Festival continua ad invocare libertà, ma questa libertà viene impiegata male" scrive Morisoli, che accusa il Festival di essere diventato liberticida verso una libertà fondamentale, quella religiosa. "Si è liberi di credere in ciò che si vuole, anche di non credere. Rifiutare film come Cristiada e Noun che mostrano il massacro dei cristiani significa negare riconoscenza a chi per libertà deve morire. Quindi significa rinunciare a difendere la libertà."

Giorgio Fonio, granconsigliere PPD, ricorda dal canto suo che "anche gli abbonati del GdP constribuiscono al funzionamento del Festival essendo cittadini contribuenti... e sappiamo tutti che il Cantone ha stanziato ben 14 milioni di franchi a questa bellissima manifestazione."

"Ma tu guarda quanto è bella la libertà, la loro però" esclama infine il deputato PPD Lorenzo Jelmini. "Certo, perché sin dalle battute iniziali i vertici del Festival non hanno perso occasione per rivendicare la libertà, quella artistica, quella gestionale e strategica, e su questa bella parola si sono costruiti un fortino inespugnabile, difeso ad oltranza da certi ben pensanti del nostro "Bel Ticino", unici evidentemente a potersi esprimere sul Festival. Gli altri devono stare zitti e se parlano sono degli integralisti, e che cacchio!"

"Ma non c'è la libertà di mandare questi personaggi a svuotare, per esempio il mare con un cucchiaio?" conclude Jelmini. "E allora Viva il Festival, Viva il Cinema e Viva pure il Re, che però è nudo. Svegliamoci!"

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