
Sono coinvolti anche due ticinesi nell’operazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) scattata lunedì che ha portato al sequestro di venti milioni di euro al clan camorristico dei Potenza (vedi articolo suggerito).
I due, un avvocato e un funzionario di banca, sono già stati identificati e avrebbero favorito l’accumulo di capitali in BSI a Lugano. Come riferisce La Regione, nei loro confronti il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di riciclaggio di soldi sporchi.
Il nome dei due ticinesi compare negli atti della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Le indagini, ricordiamo, si sono estese in Svizzera, concentrandosi in particolare su diversi conti bancari, per i quali è stata formulata richiesta di assistenza al Ministero pubblico della Confederazione (MPC).
L'indagine è partita nel 2011, con un sequestro iniziale di 10 milioni. In seguito al rientro di parte di tali capitali dopo l’adesione alla procedura di “voluntary disclosure”, gli investigatori hanno accertato una sproporzione fra la capacità reddituale dei sospetti e le effettive disponibilità patrimoniali e finanziarie a questi riconducibili.
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