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Ticino
Sms in procura: “Cultura maschilista e stereotipata”
Foto © CdT/Chiara Zocchetti
Foto © CdT/Chiara Zocchetti
Marco Jäggli
6 anni fa
L’MPS presenta un’interpellanza in cui, al di là del “caos” nel sistema giudiziaria, si affronta il contenuto dello scambio di messaggi nella magistratura

Il gruppo Mps-Pop-Indipendenti annuncia di aver appreso con “sincero sgomento“ il contenuto dei messaggi inviati dal giudice Mauro Ermani al Procuratore generale Andrea Pagani: ”.Al di là delle considerazioni generali che ci preoccupano e che mettono in risalto la situazione assai caotica all’interno del sistema giudiziario ticinese, ci chiediamo se non sia il caso di soffermarci, ancora una volta, sul trattamento che viene riservato alle donne all’interno della pubblica amministrazione e non solo, trattamento che si delinea con chiarezza dal tipo di linguaggio utilizzato”.

“Subcultura maschilista e sterotipata”
“Nei messaggi di Ermani”, infatti, per il Movimento, “emerge chiaramente una subcultura maschilista e stereotipata del ruolo delle donne. Sia la versione ufficiale, quel ‘trattamela bene’, sia quella ufficiosa nella quale Ermani dice ‘se me la rubi’ riferito sempre alla collega, sono espressioni eloquenti ed esemplari dell’idea, purtroppo diffusissima, delle donne come oggetti appartenenti agli uomini, soprattutto se tra questi si istaura un rapporto professionale di potere. E che hanno come corollario tutta una serie di conseguenze: dalla necessità di “proteggerle” (siamo ancora al “sesso debole), a quello di aiutarle a far carriera, a quello di essere oggetto di ‘trattativa’ tra uomini di potere per il loro possesso, etc”.

“Non si è nemmeno risposto per le rime”
Si aggiunge inoltre: “Il fatto che il PG non si sia sentito nemmeno in dovere di rispondere per le rime (qualcosa del tipo: ‘è tua proprietà’? ‘se la trattassimo male, saprebbe sicuramente difendersi’) è pure significativo di un certo modo di pensare. Proprio recentemente, in occasione della triste discussione sulla commissione parlamentare di inchiesta relativa al famoso caso di molestie perpetuato per anni su più giovani da un funzionario del DSS, abbiamo avuto diritto a diversi discorsi nei quali si sosteneva che simili pratiche sono inaccettabili e da condannare. Discorsi, strumentalmente portati avanti sia da chi si opponeva alla costituzione della commissione sia da chi ne sosteneva la sua creazione”.

Per questo il gruppo Mps-Pop-Indipendenti ritiene “che l’episodio riportato debba quindi essere ripreso e stigmatizzato; la violenza contro le donne passa anche attraverso un linguaggio maschilista e ‘battute’ che non hanno nessun altro senso se non quello di offendere le donne e di mettere in luce la loro inferiorità”.

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