
"Nonostante le richieste contenute nella risoluzione pubblicata in data 2 aprile 2020, ancora nessuna iniziativa di carattere economico è stata messa in atto per sostenere gli studenti e le loro famiglie". Così il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti in una nota odierna. Il SISA infatti lancia una petizione online indirizzata al Consiglio di Stato per "tutelare il diritto allo studio e quindi assicurarsi che nessuno studente debba rinunciare ai propri studi a causa delle ristrettezze economiche causate dalla crisi". Quest'ultima ha avuto e continua ad avere - prosegue il SISA - "un forte impatto sulla vita dei cittadini che hanno dovuto confrontarsi con nuovi limiti e restrizioni e hanno perciò dovuto cambiare le loro abitudini sul piano sociale".
"La crisi economica infatti non colpisce solo i lavoratori o i titolari di piccole e medie imprese, bensì anche tutte le studentesse e gli studenti. Ci teniamo a ricordare infatti che 3/4 degli studenti universitari sono costretti a lavorare à côté degli studi per riuscire a far fronte a tutte le proprie spese (affitto, cibo, cassa malati, abbonamenti di telefonia, ecc.). A causa del lockdown però mentre la loro attività lavorativa cessava le spese da affrontare sono rimaste le medesime nonostante spesso, come è il caso per le rette universitarie, molti dei servizi per cui hanno pagato sono stati limitati o sospesi. Gli studenti del grado terziario finora non hanno ricevuto alcun aiuto finanziario straordinario, la retta semestrale già versata non gli è stata restituita e non è stata annullata la richiesta di rimborso dei prestiti di studio" spiegano e ribadiscono: "Il governo deve intervenire per sostenerli anche sul piano finanziario".
Ma non solo gli studenti universitari sono stati toccati perché anche i liceali "sono stati toccati dalla crisi". "I liceali - concludono - che hanno dovuto annullare le proprie gite di maturità non hanno ancora ricevuto nessun rimborso, così come gli studenti e gli apprendisti titolari di un abbonamento per il trasporto pubblico reso inutile dalla quarantena. Un rimborso di queste spese non solo sarebbe corretto visto che ad esse non è corrisposto un servizio, ma darebbe anche una boccata d’aria alle famiglie ticinesi toccate dalla riduzione del proprio reddito o in certi casi addirittura da un licenziamento".
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