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Ticino
Sindacalisti cacciati da Palazzo: condanna di PS e PC
Redazione
15 anni fa
Stabili amministrativi vietati ai sidnacalisti. Il PS parla di "l’ostracismo antisindacale". Il PC di "repressione fascista"

Il 29 novembre il Consiglio di Stato del canton Ticino, a schiacciante maggioranza, ha emanato una direttiva interna, che vieta di principio ai sindacalisti l’accesso agli stabili amministrativi del cantone per attività sindacali. "In passato - sostiene il PS in un comunicato stampa odierno - in Ticino abbiamo visto analoghi diktat da parte di datori di lavoro privati, ad es. nel settore della vendita, che hanno tentato di sbarrare ai sindacalisti l’accesso ai luoghi di lavoro". Il partito socialista difende da sempre la libertà d’azione dei sindacati sul posto di lavoro, "come un importante elemento - si legge nella nota - per garantire la tutela dei diritti dei lavoratori, sia in ambito privato, sia in ambito pubblico". "Ostacolare il contatto tra sindacalisti e lavoratori - chiede il PS - significa forse che il datore di lavoro pubblico o privato ha qualcosa da nascondere?" La risposta: "Si può facilmente pensarlo". Secondo il PS "la decisione del Governo ticinese non mira a sanare problematiche acute o a tutelare interessi importanti emersi da situazioni precise legato all’esercizio dell’attività sindacale. Inoltre, introducendo un divieto di principio, essa non rispetta assolutamente il principio della proporzionalità, aspetto fondamentale da tenere in conto quando si limitano o si regolamentano dei diritti costituzionali (perché la libertà sindacale è un diritto tutelato dalla Costituzione federale e cantonale)". Il PS invita pertanto il Consiglio di Stato "a rivedere questa drastica decisione, che mette nuovamente in cattiva luce il canton Ticino, costituendo un esempio molto negativo in materia di libertà sindacale in tutta la Svizzera, come denunciato dall’assemblea dell’Unione sindacale ticinese e dal Sindacato svizzero dei servizi pubblici".Per il comitato cantonale del Partito Comunista, "si tratta di una decisione anticostituzionale perché limita la libertà sindacale (già fortemente ridotta in Svizzera) e svilisce la funzione sociale del sindacato riconosciuta dalla legge. E' una prova generale - che condanniamo con forza - di repressione fascista contro i militanti sindacali, che peraltro già sta avvenendo in altri paesi europei colpiti dalla crisi economica".

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