
È stato siglato questa mattina, alle 11.30, a Roma l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri tra Svizzera e Italia. Presenti il viceministro all’Economia italiano Antonio Misiani e la rappresentante elvetica della segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali del Dipartimento federale delle finanze Daniela Stoffel. Il documento, parafato nel 2015, andrà a sostituire l’accordo del 1974. I dettagli dell’accordo verranno presentati questo pomeriggio durante una conferenza stampa a Bellinzona con il consigliere federale Ignazio Cassis, ma in una nota stampa il Dipartimento federale delle finanze svela già i principali aspetti. Il documento è stato modificato rispetto a quanto deciso cinque anni fa, con la soddisfazione di “entrambe le parti”, si legge nella nota. Il processo di definizione dell’accordo è stato accompagnato da consultazioni con le autorità dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, nonché con le organizzazioni sindacali e l’Associazione dei comuni italiani di frontiera. La sua entrata in vigore richiede ancora la ratifica dei Parlamenti di entrambi i Paesi.
Cosa prevede il nuovo accordo
Nella nuova versione viene confermato il “doppio binario”, ossia la distinzione tra gli “attuali frontalieri”, che continueranno a beneficiare del trattamento fiscale attuale (prelievo alla fonte del 61,2% in Svizzera e nessuna imposta in Italia), e quelli futuri, per cui è previsto un prelievo alla fonte dell’80% (l’accordo del 2015 prevedeva un prelievo solo dell’70%). I “nuovi frontalieri”, che entreranno nel mercato del lavoro a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo, saranno assoggettati ad imposizione in via ordinaria anche nello Stato di residenza, che eliminerà la doppia imposizione.

È previsto un regime transitorio per quei frontalieri che lavorano o hanno lavorato nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino o del Vallese nel periodo tra il 31 dicembre 2018 e la data di entrata in vigore del nuovo accordo. Questi rientrano nel regime transitorio applicabile agli “attuali frontalieri”. Il meccanismo dei ristorni verrà abolito a partire dal 2034. Fino alla fine del 2033 la Svizzera verserà una compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine pari al 40% dell’imposta alla fonte prelevata dalla Svizzera. Dopo questa data, la Svizzera conserverà la totalità del gettito fiscale.

Una nuova definizione di frontaliere e una clausola antiabuso
L’accordo fornisce anche una nuova definizione di “lavoratore frontaliere”, che include i lavoratori che risiedono entro 20 km dalla frontiera e che, in linea di massima, rientrano ogni giorno al loro domicilio. Essa si applica a tutti i frontalieri (nuovi e attuali) a partire dall’entrata in vigore dell’accordo. Il nuovo accordo contiene anche una disposizione finalizzata a impedire i potenziali casi di abuso in relazione allo status di “attuale frontaliere”.
Un riesame ogni 5 anni
Infine l’intesa prevede che l’accordo sarà sottoposto a riesame ogni 5 anni. Una clausola dispone che siano previste consultazioni ed eventuali adeguamenti periodici in materia di lavoro agile/telelavoro.
Prime reazioni dal Ticino e dall’Italia
Per il presidente dell’UDC svizzero Marco Chiesa si tratta di un accordo in agrodolce. “Questo doppio binario farà sì che uno degli effetti anti-dumping, che chiedevamo da tempo, non diventerà realtà” commenta ai microfoni di Radio 3i. “Il doppio binario consente ai frontalieri che sono già sul nostro territorio di rimanere per una decina d’anni con lo stesso statuto. Da questo punto di vista crea una discriminazione con quelli nuovi. Possiamo ritenerci soddisfatti per i criteri ai futuri lavoratori, ma per quelli vecchi è un effetto nullo”. Con l’entrata in vigore dell’accordo nel 2023, Chiesa teme che ci sarà un assalto ai posti di lavoro. “Probabilmente nel 2021 ci sarà la caccia per poter beneficiare di questo regime estremamente favorevole a livello fiscale, che avrà un impatto sui salari richiesti, quindi verso il basso”.
I sindacati: “Si apre una nuova stagione”
In un comunicato congiunto i sindacati italiani CGIL, CISL e UIL, assieme a quelli svizzeri Unia, USS Ticino e Moesa, OCST e Syna, hanno salutato il nuovo accordo, contenti sia per la clausula di salvaguarida a partire dal 31 dicembre 2018 fino alla conclusione dell’iter di recepimento e che protegge “anche coloro che stipuleranno un nuovo rapporto nei prossimi anni, fino all’applicazione delle nuove disposizioni”. “Il negoziato ha inoltre permesso”, scrivono i sindacati, con particolare riferimento alla situazione dei lavoratori italiani, “che il nuovo trattamento che andrà a regime successivamente all’entrata in vigore del trattato, possa ridurre sensibilmente le differenze tra i lavoratori e consentire una maggior difesa dei salari medio/ bassi. Soddisfazione anche per il mantenimento dei ristorni fino al 2033, quando verranno poi compensati dallo Stato italiano.
Secondo il responsabile del sindacato UIL frontalieri della Provincia di Como Roberto Cattaneo, però, intervistato da Radio3i: “I vecchi frontalieri non pagheranno nulla, ma tutto l’onere di questo accordo sarà scaricato sui giovani. Una brutta abitudine che in Italia c’è da parecchio tempo”.
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