
Il fenomeno legato alle discriminazioni nei confronti dei sieropositivi, sta crescendo in Svizzera. Lo dimostrano le 122 denunce giunte all’Aiuto Aids Svizzera, il numero più alto dall’apertura del servizio.Un numero, sui 20'000 casi di sieropositività nel nostro Paese, che "è sicuramente superiore poiché ci sono tanti sieropositivi che hanno vergogna o paura di esporre le loro problematiche", dichiara oggi al Caffé il direttore dell’organizzazione Andreas Lehner.
Una paura, quella mostrata da molti sieropositivi, derivante anche dall’insufficiente informazione data al personale medico riguardo i reali rischi contagio Hiv. "C’è ancora tanta ignoranza in materia", precisa Lehner. In questo senso, è emblematico il caso di un’igienista dentale che si è rifiutata di effettuare una pulizia dei denti a una persona sieropositiva.
E questo spiacevole fenomeno sta toccando sempre più frequentemente anche sugli anziani, con tre casi verificatisi in altrettante residenze. "Questo è un problema, poiché oggi abbiamo sempre più sieropositivi in là con gli anni e le case che dovrebbero ospitarli non li accettano. Purtroppo, certi pregiudizi obsoleti e ingiustificati sui malati di Hiv sono duri a morire", dichiara Lehner.
In questo senso, Aiuto Aids ha lanciato lo scorso 1° dicembre una campagna informativa il cui messaggio suona così: "Le persone sieropositive con una carica virale non rilevabile - in altre parole, che assumono una terapia antiretrovirale e si sottopongono regolarmente a un test - non trasmettono più il virus".Una problematica, che in futuro dovrebbe essere presentato già a livello scolastico "perché", spiega Lehner "Vorremmo che già a livello di formazione venga chiarito che le persone che seguono una terapia non sono infettive, nemmeno durante i rapporti sessuali".
Oltre all'ambito sanitario, Aiuto Aids rivolge il suo impegno anche al mondo del lavoro, dpve "ancora oggo ci sono persone licenziate per la loro sieropositività", prosegue Lehner.
È infatti noto il caso di un cuoco che prima del rinnovo del contratto di lavoro è stato costretto a sottoporsi a una visita medica. Egli ha comunicato la sua infezione da Hiv, allegando un rapporto del suo specialista in malattie infettive, dal quale risultava non contagioso.
Il datore di lavoro, dopo la comunicazione dell'infezione da Hiv da parte del suo dipendente, ha addotto motivi igienici e non gli ha rinnovato il contratto.
L'ultimo capitolo dei disagi subiti dai sieropositivi riguarda i viaggi visto che ancora oggi ci sono parecchi Paesi, come l’Azerbaigian o il Brunei, che rifiutano l’entrata alle persone sieropositive, mentrre in Cina uno straniero che dovesse risultare sieropositivo rischia addirittura l'espulsione.
E in questi casi, purtroppo, Aiuto Aids non ha alcun margine di manovra.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Caffé
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