
"Appaltare la gestione della sicurezza ad aziende private può facilmente rivelarsi pericoloso, come peraltro casi recenti hanno dimostrato. Quello della sicurezza è infatti un settore estremamente delicato che non può limitarsi alla mera repressione, ma necessita di una adeguata formazione psico-pedagogica (e non solo) riguardante la gestione dei conflitti, che peraltro dubitiamo possa essere acquisita con le sole 8 ore di psicologia e 5 di diritto previste della formazione atta all’ottenimento del certificato CPSICUR": è quanto viene sottolineato dal deputato del Partito comunista Massimiliano Ay in una mozione dal titolo: "Sicurezza privata in ambiti sensibili? No grazie!".
L'atto parlamentare, spiega Ay, parte dalla constatazione che "né la Legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza del 1976 (aggiornata nel 2013) né il Concordato sulle prestazioni di sicurezza effettuate da privati del 2010 pongono con sufficienza dei limiti a tali attività di polizia privata né nei luoghi sensibili né nel rapporto con il principio del monopolio della forza: l’art. 10 del suddetto Concordato si limita a sostenere al riguardo che naturalmente 'nell’esercizio delle loro funzioni, gli agenti di sicurezza (...) rispettano il monopolio della forza pubblica'".
Per questo motivo, il granconsigliere comunista invita il Consiglio di Stato innanzitutto a valutare il divieto per l’ente pubblico di esternalizzare mandati ad agenzie di sicurezza private perlomeno in ambiti sensibili (quali centri per richiedenti l’asilo, laboratori di ricerca con presenza di sostanze tossiche, istituti scolastici e altre strutture ritenute particolari in quanto legate a contesti potenzialmente fragili) e secondariamente di valutare che nella legge cantonale figuri espressamente che quanto viene compiuto nell’esercizio delle prerogative del potere statale non possa essere in nessun caso delegato ad agenzie private di sicurezza.
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