
Samantha Bourgoin, deputata in Gran Consiglio per i Verdi dal 2019, è stata protagonista dell’ottava intervista pre elettorale a Ticinonews. Il tema maggiormente discusso, in occasione della giornata internazionale dei diritti della donna, è stata la parità salariale, su cui – secondo la deputata – c’è ancora molto da fare.
Per lei cosa rappresenta questa ricorrenza?
È importante, ma più che una festa diciamo che bisognerebbe considerarla come un momento di riflessione. Al momento non c'è ancora da festeggiare. Senza incolpare nessuno posso dire che il sistema non dà ancora alla donna una parità di genere per cui si possa festeggiare. Lo vediamo anche semplicemente con una questione così neutra che potrebbe essere il salario: le donne fino a circa metà febbraio hanno lavorato gratis. Guadagnando circa il 15% in meno è come se lavorassero un mese e mezzo gratis. Inoltre, le posizioni più sono elevate e più il divario aumenta, arrivando fino al 25%; quindi una manager lavora gratis fino al mese di aprile rispetto al suo collega maschio. Questi sono dei dati reali che oggi non hanno più un fondamento, nemmeno culturale, ma siamo ancora vittime di questo sistema senza saperlo.
Uno studio internazionale mette al 20esimo posto il nostro Paese in una classifica che comprende 33 paesi. Rispetto al 2020 la Confederazione ha perso 6 posizioni. Lei personalmente nel suo cammino e percorso ha incontrato degli ostacoli in quanto donna?
Avrei dovuto fare lo stesso percorso da uomo per vedere la differenza. Sicuramente vedendo i colleghi uomini credo che la nostra società sia molto maschilista, ma in modo quasi inconscio e non soltanto in modo volontario, ed è una questione che abbiamo interiorizzato anche noi donne. Quindi sì, ad una donna non ci si fa problemi a proporre uno stipendio inferiore rispetto a un uomo, come se fosse normale. In questo senso, un provvedimento che proporrei nel caso fossi eletta è di pubblicare i salari.
Parliamo del recente sondaggio secondo cui lei sarebbe al terzo posto dopo Boas Erez. Se dovesse confermarsi quale sarebbe la sua reazione?
Io sarei molto soddisfatta. L'obbiettivo di questa avventura è quello di cercare di dare uno sguardo diverso ad un'area, invece di continuare a frammentare a sinistra come è abituata la sinistra a fare. Fare un passo avanti. Cercare di aprire e di allargarsi anche a delle visioni diverse che non siano quelle partitiche.
È convinta che una lista rosso-verde sia stata una buona idea?
Abbiamo visto da questo sondaggio che non se ne guadagna tanto. Io credo che bisogna dare il tempo al tempo, avere fiducia e dare anche fiducia alle persone. Noi portiamo avanti dei temi molto seri e quasi drammatici; parliamo di rincaro, emergenza climatica, eccetera. Viviamo nell'emergenza e la gente è stanca. Come se ci si volesse in qualche modo difendere non pensandoci, invece il messaggio che noi vogliamo dare, anche facendo questa alleanza, è che non bisogna sempre soltanto pensare al piccolo tornaconto a corto termine, perché gli investimenti si fanno a lungo termine. Non siamo mai troppo piccoli per fare la differenza.
Con questa operazione voi favorite la causa del Partito Socialista, contribuendo all'elezione secondo il sondaggio di Carobbio. In vista delle federali chiederete qualcosa in cambio?
Io penso che la premessa sia sbagliata. Io credo che il seggio del Partito socialista non sia in pericolo. Quindi non abbiamo fatto un'alleanza perché volevamo salvare un seggio progressista: noi vogliamo cercare di portare una logica diversa e che non sia semplicemente aritmetica, quindi dare più peso all'area. Lo vediamo nelle decisioni del Parlamento: dobbiamo cercare di andare oltre agli steccati dei partiti perché le maggioranze si devono fare tematiche. In cambio non abbiamo chiesto nulla, se non implicitamente di concentrarci sulla soluzione dei problemi e di andare oltre.
L'intervista completa:

