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Siamo sulla "white list". Cosa cambia?
Siamo sulla "white list". Cosa cambia?
Siamo sulla "white list". Cosa cambia?
Redazione
10 anni fa
L'esperto Samuele Vorpe (SUPSI) spiega i vantaggi dell'uscita del nostro Paese dalla lista nera italiana

Come anticipato ieri da "Il Sole 24 Ore", da lunedì la Svizzera è ufficialmente sulla "white list" italiana, ovvero nella lista degli Stati che Roma considera cooperativi in materia fiscale (vedi articolo suggerito).

Un provvedimento che segue lunghi anni di trattative e che offre dei vantaggi immediati al nostro Paese, come spiega oggi sul Corriere del Ticino il responsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI, Samuele Vorpe.

"Per la Svizzera questa decisione comporta sicuramente molti vantaggi economici nei rapporti con l'Italia" afferma Vorpe. "Prima esistevano diverse "black list" nelle quali eravamo inclusi, e ognuna di queste aveva conseguenze particolari per il nostro Paese. Ora Roma ha deciso di eliminare tutte queste liste e di introdurre solo una "white list", che comprende chi è in regola in tutti i campi. Invece, chi non ne fa parte, non è in regola in nessun ambito."

"Di fatto prima la Svizzera per esempio si trovava in una "black list" per il mancato scambio di informazioni e quindi i cittadini italiani che trasferivano la loro residenza in Svizzera dovevano dimostrare che si erano effettivamente spostati nel nostro Paese" spiega l'esperto. " Questo voleva dire che l'onere della prova non era in capo all'Amministrazione finanziaria, ma al contribuente. Quindi la persona in questione veniva considerata ancora fiscalmente residente in Italia, anche se, formalmente, si era iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. Per questo il contribuente doveva portare una serie di prove per dimostrare l'effettiva residenza fuori dallo Stato italiano, come per esempio le bollette del gas che pagava in Svizzera. Ora, invece, l'inversione dell'onere probatorio è scomparso e spetterà all'Amministrazione italiana dimostrare che la residenza continua a sussistere in Italia."

"Un altro vantaggio rilevante è che siamo usciti dall'ultima "black list" nella quale l'Italia ci aveva inserito nel 2010 e che riguardava l'IVA e toccava tutte le società" prosegue Vorpe. "Era infatti previsto l'obbligo per i soggetti economici IVA in Italia di comunicare telematicamente all'Amministrazione finanziaria tutte le operazioni con soggetti residenti in Svizzera. Le informazioni da comunicare riguardavano inoltre il codice fiscale del soggetto svizzero, la ragione sociale e la sede legale, così come in caso di ditte individuali, il nome della ditta, cognome, nome, luogo e data di nascita e domicilio fiscale. Certamente, un onere burocratico non indifferente. Ora tutto questo è venuto a cadere. Per giunta è venuta a cadere anche l'indeducibilità dei costi per le aziende italiane che acquistano beni o servizi da società holding, di amministrazione o ausiliarie. Anche la normativa CFC, che prevede l'imputazione per trasparenza in Italia dei redditi prodotti dalle società controllate residenti in Svizzera verrà meno. Insomma, i rapporti commerciali con l'Italia saranno molto facilitati."

Il cambiamento è stato accolto positivamente anche a Berna. "È una buona notizia" ha dichiarato la portavoce della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, Anne Césard. "Per le imprese svizzere sarà più facile e meno costoso investire in Italia."

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