
La notizia del via libera e l’inaspettato dietrofront. È stata una mattina di colpi di scena sull’asse Bienne-Taverne-Mendrisio. La decisione di Swatch di abbandonare la sede di Taverne e di rinunciare all’edificazione di un capannone in via Prella a Genestrerio è stata un vero fulmine a ciel sereno. E se si considera che solo ieri, dopo una lunga discussione il Municipio di Mendrisio aveva rilasciato la licenza edilizia, la sorpresa è ancora maggiore. “Sono stranito” ha dichiarato il sindaco del capoluogo momò Carlo Croci che ha appreso la notizia attraverso la stampa. “Prendiamo atto della decisione, ma a questo punto i servizi cantonali hanno lavorato per nulla”. C’è una certa amarezza nelle parole del sindaco di Mendrisio: “Le aziende non lasciano spazio ai sentimenti, ragionano solo in termini economici”.
Difficile stabilire quale sarebbe stato l’impatto economico nel Mendrisiotto. Più chiara la situazione a Taverne da dove la DISTICO partirà in direzione del Canton Berna. “I contributi versati al comune si aggirano intorno ai 70-80 mila franchi, 100 mila negli anni migliori” – ci ha spiegato il sindaco di Taverne-Torricella, Tullio Crivelli. Prima di conoscere la notizia, il sindaco del comune luganese si mostrava sereno. “Verrà a mancare un contributo importante, ma in ogni caso ci vorranno degli anni prima della loro partenza”. Quando gli annunciamo che Swatch ha intenzione di fare i bagagli il tono cambia: “Dispiace. Prendiamo atto della loro decisione. Ora ne discuteremo in Municipio e vedremo di incontrarli.”
C’è però chi saluta la decisione di Swatch. Ivo Durisch, dell’associazione Cittadini per il territorio, commenta così la notizia: “Il rilascio della licenza edilizia da parte del Municipio è comunque un fatto negativo. Ora che la licenza verrà ritirata si potrà ripensare tutta la zona, noi lo chiederemo.”
“Spiace per i posti di lavoro, ma si tratta di un sollievo per l’ambiente. Avevamo già scritto a Swatch riguardo al progetto della DISTICO che a nostro avviso strideva con i principi di sviluppo sostenibile dichiarati dall’azienda. A suo tempo ci risposero che loro non c’entravano niente con la DISTICO. Al di là della contingenza e dell’interesse di spostare la produzione e l’amministrazione a Bienne, forse Swatch ci ha ripensato e la mobilitazione dei cittadini potrebbe aver influito.”
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