Cerca e trova immobili
Ticino
"Siamo sotto pressione"
Redazione
11 anni fa
Chiara Orelli spiega come Soccorso operaio sta reagendo all'ondata di migranti in Ticino

L’afflusso di richiedenti l’asilo sul suolo ticinese è in aumento e recentemente il Consiglio Federale ha approvato l’adozione della procedura accelerata per l’esame delle richieste d’asilo.Vista l’inquietudine generale riguardo alla situazione, una domanda sorge quindi spontanea: come intendono agire le associazioni che operano sul territorio?

Alla guida di Soccorso operaio svizzero sezione Ticino, Chiara Orelli, ritiene che la situazione è difficile e diventerà probabilmente ancora più complessa dato che i flussi migratori aumenteranno e afferma che “il personale è sempre più sottoposto a pressione.”

Signora Orelli, innanzi tutto di cosa si occupa SOS?

“SOS Ticino opera nell’ambito della disoccupazione e della migrazione. In questo secondo ambito, offriamo un insieme articolato di servizi e progetti. Una parte importante di quest'attività è regolata dal mandato che riceviamo dall’autorità cantonale, che ci incarica dell’accompagnamento sociale delle persone in procedura, delle persone che hanno ottenuto l’ammissione provvisoria e dei rifugiati riconosciuti attribuite al Cantone secondo una chiave di riparto federale, e che non sono alloggiati nei centri collettivi federali (Centro di registrazione di Chiasso e di Losone) e cantonali (Croce Rossa, ma anche rifugi delle protezioni civili).”

“SOS Ticino accompagna queste persone in tutte le realtà della vita quotidiana, per facilitarne anche l'integrazione. Cerchiamo per loro degli appartamenti, iscriviamo i bambini nelle scuole, ci occupiamo delle prestazioni di cura, aiutiamo a formulare le domande per l’assistenza, ecc. E questo è il mandato che assolviamo, per tutti gli utenti che ne hanno diritto, indipendentemente dal loro numero."

Con l’aumento dei flussi cambierà la situazione?

“È chiaro che l’aumento delle persone da seguire, conseguente all’aumento degli afflussi, mette sotto pressione anche i nostri servizi, che sono sempre più sollecitati."

"Noi cerchiamo di garantire le risposte dovute a tutti, ma certamente è sempre più difficile offrirne di adeguate. Le situazioni spesso sono molto complesse tanto più se i casi da seguire sono in aumento, come sta avvenendo negli ultimi mesi. Qui si può forse vedere in atto un fenomeno tipico della dialettica tra le sollecitazioni offerte dalla realtà (in questo ambito spesso emergenziale) e risposte della politica e della società a queste sollecitazioni."

"Spesso queste risposte sono più lente e a volte solo parziali. Si sta ad esempio sperimentando a livello federale una nuova procedura d’asilo, volta ad accelerare l’evasione delle domande; un'impostazione con molti aspetti positivi, che però richiede tempi lunghi di sperimentazione e di costruzione del consenso; e la società fa fatica ad abituarvisi."

E per quel che riguarda l’alloggio dei rifugiati?

“L’alloggio è una questione molto delicata e che tocca diversi aspetti. Da un lato, è sempre più difficile trovare alloggi che rientrino nei limiti di spesa consentiti dal cantone, soprattutto nelle realtà urbane e periurbane, e al contempo non sono molti gli interlocutori disposti ad affittare alloggi a dei rifugiati: l’alloggio è appunto un ambito in cui la stigmatizzazione generalizzata dell’asilante’ si fa sentire con particolare forza."

"Diciamo che si tratta di un ambito che costituisce un buon termometro delle tensioni, anche emotive e ideologiche, che percorrono il tema; d’altra parte, qui collidono realtà complesse: la situazione dell’alloggio in Ticino unita alla percezione che la società ha dei rifugiati, e la situazione dei rifugiati stessi che hanno vissuti difficili, percorsi provanti e storie terribili alle spalle.”

Come vengono distribuiti generalmente gli alloggi?

“La distribuzione geografica di queste persone dipende dalle disponibilità, ed è complessa. Infatti la questione condensa aspetti concreti, come la disponibilità degli alloggi, e aspetti di politica sociale. Ovvero bisogna anche capire dove mettere i migranti, evitare la ghettizzazione, creare situazioni e trovare ambienti che permettono l’integrazione, ecc. Non c’è una soluzione unica e specifica, ma si fa quello che si riesce e dove è possibile. È una questione legata alla politica sociale e di migrazione, e si deve riuscire a tenere conto di aspetti di natura socio-territoriale.”

“In questo frangente si vede come la necessità si scontri con la realtà di partenza, che nel nostro caso non è favorevole. Inoltre bisogna considerare che si uniscono due realtà complesse: la situazione dell’alloggio in Ticino unita alla percezione che la società ha dei rifugiati, e la situazione dei rifugiati stessi che hanno vissuti difficili, percorsi provanti e storie terribili alle spalle.”

“Si tratta di una scelta che comunque dipende dal Cantone. In questi ultimi anni la politica in atto è quella di sparpagliare i rifugiati sul territorio. Ora dovremo vedere se questa politica reggerà all’aumento del flusso.”

Prima di lasciarci, Orelli propone una riflessione più generale sulla questione.

“L’emigrazione muove attualmente milioni di persone nel mondo; è un fenomeno ineludibile e tutti ora siamo chiamati a riflettere su come gestirlo. Non possiamo illuderci che delle risposte emotive immediate siano una risposta risolutiva. Occorre riflettere sui dati reali sia a livello locale che globale. La migrazione è una delle sfide del nostro secolo e la comunità nazionale e quella locale devono rispondere e riuscire ad assorbire una nuova pressione."

"Bisognerà trovare delle risposte pragmatiche, politico-strategiche, anche etiche e di natura sociale. Per ora le politiche mondiali, come dice Amnesty International, si stanno putroppo dimostrando negligenti.”

SF

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata