
"Siamo in prima linea e ci sentiamo soli". Sono queste le parole, decisamente amare, che ritroviamo in un'intervista fatta ad alcuni agenti della polizia cantonale dal Caffè. E ancora: "Quante volte ce lo siamo ripetuto tra di noi - nota uno dei poliziotti -; ci sono momenti in cui ti senti veramente stanco e sfiduciato, ma soprattutto solo. Solo con i doveri che t'impone la divisa, ma senza la forza che la divisa ti dovrebbe dare. Non è una bella sensanzione. Sì l'impiego e lo stipendio sicuri, ma ti chiedi pure se ne vale la pena. Se per questo stipendio valga la pena rischiare la vita o ritrovarsi col marchio infamante di essere un violento. Perché non potevi fare altrimenti". Questa è l'altra faccia di quella violenza che spesso vienne addebitata alla polizia. E' il lato oscuro di quella quarantina di segnalazioni arrivate nel 2011 al Ministero pubblico sugli agenti violenti. Il malumore è evidente. Perchè del lavoro dei poliziotti sul terreno si sa poco. "Che fai - racconta un altro agente al Caffé - quando ti chiamano per una rissa o qualcosa d'altro e ti trovi davanti ad un balordo che tira fuori dalla bocca o dalla scarpa una lametta per tagliarti la faccia. Quando sei faccia a faccia con un hooligan e gli leggi negli occhi la voglia di aggredirti, o quando hai di fronte qualcuno che prima t'insulta e poi ti alza le mani appena gli chiedi i documenti. No, non è facile, è inevitabile che a volte scatti l'istinto dell'autodifesa".
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