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Ticino
“Siamo sempre sull’attenti”
Redazione
6 anni fa
Anche se i numeri dei contagi e delle ospedalizzazioni sembrano migliorare l’incognita delle nuove varianti preoccupa le strutture sanitarie del Cantone

I numeri sembrano migliorare, sia in Ticino che in Svizzera. Non solo quelli dei contagi ma anche le ospedalizzazioni tendono a diminuire. Ma effettivamente com’è la situazione negli ospedali? I colleghi di Teleticino lo hanno chiesto a Mattia Lepori, capo area medica Eoc, intervenuto in diretta a Ticinonews.

“Effettivamente la situazione è in via di miglioramento”, racconta Lepori. “Abbiamo un calo dei contagi, il numero di ricoveri è inferiore al numero dei pazienti dimessi e questo è una conseguenza della diminuzione del numero di contagi che è una conseguenza diretta dalle misure introdotte da metà dicembre”, sottolinea.

Le varianti però preoccupano, non è così?
“Ora siamo in una situazione migliore, ci sono delle incertezze perché non sappiamo quale sarà l’effetto dei vaccini e quale sarà il potenziale effetto delle nuove varianti che si stanno diffondendo sul territorio”.

Ci sono persone che hanno il virus ma non hanno avuto sintomi, altre hanno gestito la malattia a casa e poi c’è chi finisce in ospedale.
“Il ricovero si basa sulla gravità dei sintomi e sulla necessità di somministrare l’ossigeno che è un’attività impossibile da immaginare a casa. La malattia si sviluppa con sintomi più gravi nelle persone più anziane, la media delle persone ricoverate è 70 anni”.

Migliorano anche le cifre legate alle cure intense. Ma proporzionalmente è un dato comunque alto, siete sull’attenti?
“Siamo sull’attenti su tutti i fronti. Il calo più lento delle cure intense è dato dal fatto che il soggiorno in cure intensive è più lungo rispetto a quello del paziente che non richiede questo reparto.

Generalmente si esce dalle cure intense?
“Il tasso di mortalità nei reparti di terapia intensiva si aggira globalmente attorno al 18-20%, questo tasso è in funzione dell’età del paziente. In ogni caso quattro pazienti su cinque escono dalla terapia intensiva”.

A livello politico vi hanno rimproverato di ospedalizzare in modo eccessivo?
“Se confrontiamo il numero di ricoveri rispetto al numero di contagi non si discosta da quanto fatto in altri cantoni. Il Canton Ticino ha un tasso di over65 del 25%, a fronte di una media elvetica del 19%. Queste cose spiegano il tasso di ospedalizzazione leggermente più superiore”.

Come se lo spiega, dal punto di vista personale, che in questa seconda ondata sembra non esserci stata la stessa solidarietà di marzo nei confronti del personale sanitario?
“Tutte le persone sono stanche. È legittimo e questo si dimostra anche nella diminuzione della forma di solidarietà. Non sono mancate, sono state forse meno appariscenti ma il sostegno della popolazione nei nostri confronti è sempre molto importante”.

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