
"Siamo docenti, amiamo il nostro lavoro, lo facciamo con passione e continueremo a farlo con il massimo impegno. Siamo professionisti, non missionari e come tali esigiamo di essere trattati.” Con queste parole il collegio docenti del liceo di Lugano1 si è rivolto al Consiglio di Stato per protestare contro la riduzione dei tassi di conversione delle pensioni dei dipendenti pubblici, che nel gennaio del 2024 saranno ridotti dal 6,17% dal 5%, comportando un taglio delle rendite del 20% circa. Questa riduzione è giudicata inaccettabile in ragione del passaggio dal primato delle prestazioni a quello dei contributi avvenuto nel 2013, che già aveva comportato una riduzione delle pensioni del 20%. In poco più di un decennio, quindi, il taglio delle rendite complessivo a cui ci si dovrebbe trovare di fronte sarebbe del 35%.
Le reazioni delle parti in gioco
A Palazzo delle Orsoline, nel frattempo, i partiti si sono affrettati a sottolineare che la politica troverà delle compensazioni, eccezion fatta per Lega ed Udc che di compensazioni a spese del contribuente non ne vogliono sapere.
Le promesse di compensazione non hanno tuttavia placato le rivendicazioni dei docenti, che sono sul piede di guerra: tra i collegi docenti degli istituti che hanno scritto al governo si annoverano quelli di Lugano1, Centro professionale tecnico di Bellinzona e Liceo di Locarno. Il loro esempio è stato seguito dalla Rete di difesa delle pensioni, associazione neonata aperta a tutti i dipendenti cantonali che giudica inaccettabile il taglio. In questo senso, una giornata di mobilizzazione è stata fissata al 28 settembre prossimo. Ticinonews ha intervistato Enrico Quaresmini, che ha specificato la posizione del gruppo ErreDiPi.

