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Ticino
"Siamo in guerra con l'Islam"
"Siamo in guerra con l'Islam"
"Siamo in guerra con l'Islam"
Redazione
10 anni fa
Oggi Ghiringhelli raccoglierà firme contro il burqa a Bellinzona indossando la maglietta "Je suis ghiro"

Giorgio Ghiringhelli comunica che questa mattina, dalle 9 alle 12, sarà al mercato di Bellinzona, in compagnia del deputato leghista Mauro Minotti, per raccogliere firme a favore dell’iniziativa federale che chiede di estendere a tutta la Svizzera il divieto di dissimulare il volto in pubblico entrato in vigore in Ticino lo scorso 1. luglio.

Il Ghiro, membro del comitato nazionale insieme a Lorenzo Quadri, Marina Masoni, Iris Canonica e Olga Cippà, spiega che quella di oggi sarà probabilmente l'ultima bancarella organizzata a Bellinzona in relazione all'iniziativa lanciata lo scorso 15 marzo, ma che fino alla fine d'agosto sarà ancora possibile scaricare il formulario sul suo sito, www.ilguastafeste.ch.

Egli aveva promesso ai promotori di portare almeno 5'000 firme dal Ticino e oggi dichiara che "tale traguardo è vicinissimo e potrebbe essere raggiunto proprio stamane al mercato di Bellinzona"

A livello nazionale occorreranno comunque 100'000 firme entro il mese di settembre del 2017 per la riuscita dell’iniziativa federale.

Inoltre Ghiringhelli spiega che oggi a Bellinzona indosserà una maglia con la scritta “Je suis ghiro”. "Lo scopo" afferma il losonese "é quello di far riflettere coloro (fra cui magari molti che in nome della libertà di religione sono tolleranti con gli islamisti e con i loro simboli di oppressione della donna e di conquista , come il burqa e il niqab) che dopo ogni attentato scendono in piazza a testimoniare solidarietà alle vittime esponendo cartelli con la scritta “je suis Charlie”, “je suis Paris”, “je suis Bruxelles” e ora “je suis Nice”."

“Basta!" dice Ghiringhelli. "Non serve più a niente piangere i morti se non si reagisce, perché di questo passo saremo tutti costretti a sottometterci all’Islam. E’ dunque ora di scendere in piazza per sostenere coloro che da tempo si battono, anche a rischio della propria pelle, per cercare di aprire gli occhi alla popolazione e di porre un argine all’avanzata dell’islamismo in Europa e in Svizzera."

"Il divieto dei minareti e del burqa sono solo dei piccoli passi simbolici di questa lotta di liberazione" prosegue Ghiringhelli. "Occorrono misure ben più drastiche, come la chiusura delle moschee (che sono centri di reclutamento e di lavaggio del cervello) gestite dai salafiti e dai Fratelli musulmani (come è avvenuto in Tunisia dopo gli attentati dello scorso anno), la messa al bando di questi movimenti e dei centri islamici pseudoculturali da loro gestiti (come avvenuto in Egitto, dove il movimento dei Fratelli Musulmani è considerato fuorilegge), l’espulsione di tutti gli islamisti in odor di radicalizzazione che non accettano il nostro modello di società e che costituiscono un potenziale pericolo, l’interruzione dell’immigrazione di massa dei musulmani, che è in realtà una strategia di conquista e invasione senza eserciti dell’Europa per accelerare il processo di islamizzazione del Continente."

"Finché non ci si decide a compiere questi passi dovremo abituarci agli atti terroristici e alle sfilate funebri di solidarietà, e prima o poi v’è da star certi che toccherà anche alla Svizzera e al Ticino" conclude Ghiringhelli, "perché volenti o nolenti siamo già in guerra con l’Islam, solo che molti non se ne sono ancora accorti…”

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