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Ticino
"Siamo il Cantone con più CNL, ma inefficaci le misure"
"Siamo il Cantone con più CNL, ma inefficaci le misure"
"Siamo il Cantone con più CNL, ma inefficaci le misure"
Redazione
9 anni fa
Matteo Pronzini chiede una valutazione indipendente sulle misure adottate finora sul mercato del lavoro

"Fra i giudizi ufficiali sull’efficacia delle misure adottate nell’ambito del mercato del lavoro e la realtà delle cifre esiste una netta discrepanza". È l'opinione del deputato MPS Matteo Pronzini, che tramite una mozione inoltrata al Governo chiede che le misure adottate finora nell'ambito del mercato del lavoro, vengano sottoposte a una valutazione indipendente. Nel testo parlamentare spiega le sue motivazioni. 

"I provvedimenti adottati non hanno in alcun modo migliorato la situazione" esordisce Pronzini. "Basti pensare che a tutt’oggi ci sono in Ticino 11'100 disoccupati ILO (5,9%, contro 4,3% a livello svizzero) e 15'700 sottoccupati (’8,4% contro 6,8% a livello svizzero), le persone in assistenza sono quasi 8'000 (novembre 2016) e sono raddoppiate dal 2011, il salario mediano ticinese è di oltre 1'000 franchi inferiore e il divario invece di diminuire cresce negli anni. Il problema è che non esiste una valutazione obiettiva e indipendente della reale efficacia delle misure".

Pronzini prende ad esempio i salari: "Il Dipartimento finanze e economia ha sempre vantato il merito dei Contratti normali di lavoro (CNL) nel contrastare il dumping. Il primo ad entrare in vigore è stato quello per i Call Center nel 2006 e a seguito tutti gli altri, tutti prorogati tranne uno, perché erano stati constatati ancora abusi. Il Ticino è anche il cantone con il maggior numero di CNL, più di tutti gli altri cantoni messi assieme, eppure questi non hanno evitato che i salari scendessero in numerosi settori" spiega il deputato dell'MPS, allegando una tabella pubblicata dallo stesso Consiglio di Stato in risposta a un’interrogazione (n. 53.16). 

"Non si capisce neppure" prosegue Pronzini, "perché la maggior parte di questi CNL prevedono salari minimi inferiori a quelli che lo stesso Consiglio di Stato definisce come salari dignitosi e cioè 4’000 franchi per 12 mensilità (risposta alla domanda 5, interrogazione 154.14) . Addirittura ora si parla di un salario minimo di 2’872 franchi mensili basato sull'assistenza sociale per l’applicazione dell’iniziativa “Salviamo il lavoro” che avrebbe come conseguenza un ulteriore abbassamento del livello salariale, in un cantone dove già il tasso di rischio di povertà è doppio rispetto alla media nazionale".

"Per quanto riguarda i programmi occupazionali" continua Pronzini, "abbiamo sentito recentemente in tv Sergio Montorfani, direttore dell'Ufficio del Lavoro, garantire dell’utilità dei programmi occupazionali organizzati dalla Caritas a Pollegio, ma sulla base di cosa? Le “misure attive” nell’ambito del mercato del lavoro vengono valutate dall’Ufficio misure attive, che fa parte della Sezione del lavoro, e questa non può certo essere considerata una valutazione indipendente e obiettiva. Già nel 2012 un gruppo di disoccupati aveva scritto alla DFE per lamentarsi di un programma occupazionale della Cooperativa laboratorio per l'impresa comunitaria, con sede a Tenero e Porza che aveva poi portato a sospensioni, licenziamenti e persino nella chiusura della sede di Tenero della Cooperativa".

Il deputato prende poi sotto la lente la campagna “Più opportunità per tutti”, destinata a "convincere i datori di lavoro ad annunciare che i posti vacanti agli URC è stata definita un successo". Ma dai Rapporti di attività della Sezione del lavoro "emerge che se nel 2015 ogni consulente si occupava in media di 102 persone in cerca di impiego e aveva 3,39 posti vacanti da offrire, mentre nel 2016 la media era di 100 persone per consulente e 4,58 posti di lavoro da offrire. Quindi anche se vi è stata effettivamente un aumento dei posti vacanti annunciati agli URC, il miglioramento risulta risibile dal punto di vista delle possibilità di trovare impiego".

Pronzini analizza anche le 8 misure del DFE per sostenere il mercato del lavoro e dell'occupazione, presentate lo scorso mese di settembre. Fra queste vi era "anche una nuova procedura d'intervento contro le aziende fittizie per favorire una concorrenza leale fra aziende. Se si pensa che lo stesso cantone ha affidato e prorogato un mandato a un’impresa senza dipendenti e senza esperienza come la Argo 1 che in più proponeva tariffe nettamente più basse delle altre aziende di sicurezza senza neppure verificare il rispetto del CCL, è facile che capire che il vantato ’”approccio, strutturato e coordinato” e la “collaborazione interdipartimentale” non hanno funzionato".

"Questi sono solo alcuni esempi" specifica Pronzini, "ma si potrebbe continuare a lungo. L’efficacia delle misure adottate in quest’ambito avrebbe dovuto essere valutata dalla Piattaforma interdipartimentale “Monitoraggio della disoccupazione in Ticino”, il cui progetto è stato presentato nella scheda 17 delle Linee direttive 2012-2015 “Mondo del lavoro e sviluppo economico – Monitoraggio della disoccupazione in Ticino”. Il progetto però è considerato concluso dal Consiglio di stato, come ha esso stesso annunciato rispondendo a un’interrogazione (n. 126.16). Di fatto non solo non è stata effettuata una valutazione dell’efficacia dei provvedimenti, ma il governo ha pure posto termine al monitoraggio della disoccupazione e non dispone nemmeno più degli approfondimenti necessari ad elaborare nuove misure e adattare quelle esistenti. La decisione pare tanto più incomprensibile che lo stesso Consiglio di Stato si rende conto della necessità di effettuare studi per determinare alcune dinamiche, ad esempio sull’abbassamento dei salari in un intero settore (vedi risposta 8 all’interrogazione 190.16)". 

"Parallelamente sono diminuite le informazioni a disposizione del pubblico e dei media che vogliono farsi un’idea dei risultati di tali misure" aggiunge Pronzini. "Pensiamo ad esempio al settore dell’assistenza sociale. Negli scorsi anni veniva pubblicata a scadenza trimestrale una fotografia dell’assistenza sociale in Ticino, con informazioni importanti. Dal 2015 le pubblicazioni si sono diradate, 2 all’anno a scadenza semestrale, e nel 2016 inspiegabilmente si è deciso di pubblicare un solo rapporto all’anno, proprio quando si registra un ingente aumento dei beneficiari e la loro composizione cambia visto l’aumento delle famiglie con figli".

"Anche dal Rapporto annuale di attività della Sezione del lavoro del DFE" fa notare ancora il deputato, "sono sparite alcune informazioni che figuravano fino al 2011, anno di entrata in vigore della revisione della Ladi. Non vengono più forniti dati sulle persone che arrivano a fine diritto sul totale di persone che hanno aperto un termine quadro per la riscossione di indennità, sul numero medio di reiscrizioni sul totale di persone il cui dossier è stato chiuso negli ultimi 4 mesi e sul numero di entrate in disoccupazione di lunga durata sul totale dei disoccupati. È vero - come dice il Consiglio di Stato rispondendo a un’interrogazione- che la revisione della LADI ha modificato i limiti massimi di indennità giornaliere percepibili a seconda delle diverse categorie e che questo potrebbe incidere sui risultati rendendoli difficilmente paragonabili a prima del 2011, ma avremmo avuto a disposizione una “serie storica” per valutare i cambiamenti dal 2011 ad oggi che sarebbe stata particolarmente utile visto la velocità dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro".

"Il caso della Argo 1 ha dimostrato come in alcuni casi i mandati del cantone vengano affidati con leggerezza e senza nessun controllo sulle prestazioni fornite" conclude Pronzini. "In un periodo in cui si tagliano prestazioni e servizi, appare di vitale importanza che i fondi pubblici vengano investiti al meglio in misure che giungano veramente allo scopo prefisso".

Tramite la mozione, Pronzini chiede pertanto: 

1. che tutte le misure adottate nell’ambito del mercato del lavoro vengano sottoposte a una valutazione indipendente.2. che questa valutazione indipendente tenga conto anche del rapporto fra costi ed efficacia (con la definizione di criteri precisi) e del rispetto delle disposizioni federali in materia3. che vengano messe a disposizione del pubblico tutte le informazioni necessarie a valutare l’efficacia anche a lungo termine di tali misure.4. che vengano raccolte in modo anonimo (per evitare pressioni psicologiche) anche le opinioni dei destinatari di tali misure

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