
“Siamo fieri di questa gioventù pensante, profilata, che si indigna di fronte al genocidio in atto”. Sono le parole della Direzione del Partito Socialista Ticino che, in un comunicato stampa, esprime solidarietà e sostegno alle occupazioni studentesche e condanna "la repressione da parte della polizia". Gli alunni di alcune università svizzere questa settimana si sono uniti a quelli di altri atenei europei, mettendo in atto un’occupazione pacifica, sotto un unico slogan: “Basta guerra in Palestina, stop al genocidio!”. La richiesta posta ai rettori degli atenei e più in generale alle istituzioni competenti, è quella di rivalutare collaborazioni presenti e future con istituzioni accademiche israeliane.
"L'università è la sede dell'espressione democratica"
Secondo il la sezione ticinese del PS ci sono diverse chiavi di lettura di questa iniziativa: “Chi ha denunciato una manifestazione di antisemitismo (che non è) e chi si è appellato ai pericoli di una manifestazione che potrebbe sfociare in violenza, legittimando il ricorso alla polizia in nome della salvaguardia delle sicurezza (che non è presa di mira)”. Il PS Ticino ritiene inoltre che l’università sia il luogo "naturale" per questo tipo di azioni, in quanto "è la sede primaria del sapere, della formazione e della ricerca, il luogo ove più di tutti si è chiamati alla riflessione, alla partecipazione e all’espressione democratica”. Per questa ragione “di fronte all’immobilismo dell’attuale classe dirigente rispetto a un genocidio in atto, l’occupazione pacifica dei luoghi simbolo del sapere è funzionale all’arricchimento personale ma soprattutto alla crescita e allo sviluppo dell’intera società. Un segnale tanto forte quanto la drammaticità di quanto sta succedendo”.

