
Anche l'ambasciatore d'Italia a Berna, Marco Del Panta, ha espresso il suo disappunto per le dichiarazioni rilasciate dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi al Tages Anzeiger sul 28enne funzionario del suo dipartimento finito in manette settimana scorsa nell'ambito dell'inchiesta sulla vendita di permessi per stranieri che ha portato all'arresto anche di altre cinque persone.
"È stato un errore dare quell'incarico a un italiano" aveva dichiarato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, ricordando che l'uomo era stato naturalizzato solo dopo la sua assunzione. "Per me non è ammissibile, non ho mai sentito di svizzeri che lavorano presso l’amministrazione pubblica in Italia" aveva aggiunto Gobbi.
Un'esternazione, quest'ultima, che Del Panta ha tenuto a smentire in una lettera inviata sabato al Tages Anzeiger e diffusa ieri dall'ATS.
"Certo che ci sono degli svizzeri nell'amministrazione italiana e siamo felici di averli" fa notare Del Panta, che si dice "francamente sorpreso dalle dichiarazioni del consigliere di Stato".
L'ambasciatore italiano ritiene "inopportuno" affrontare la questione dal punto di vista delle nazionalità: "Gli italiani non hanno il monopolio della corruzione" sottolinea.
Intanto questa settimana la vicenda finirà anche sul tavolo del Consiglio di Stato, che era rimasto all'oscuro del caso di corruzione all'Ufficio della migrazione fino al comunicato inviato mercoledì scorso dal Ministero pubblico. Verranno valutati i prossimi passi da intraprendere, senza alcuna intenzione di creare polemiche con i vicini italiani, come spiega bene il presidente Paolo Beltraminelli: "Non credo possa diventare un caso diplomatico" ha affermato, pur riconoscendo che "il collega è andato un po' lungo."
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