
Il PLR si dice sorpreso dalla risposta odierna che il Consiglio federale ha dato all’interpellanza di Giovanni Merlini, nel quale il consigliere nazionale ipotizzava che l'Italia avesse violato alcune disposizioni degli accordi in vigore inserendo la Svizzera nella black list dei paradisi fiscali e chiedeva pertanto lumi al Consiglio federale su possibili implicazioni per il Ticino e la Svizzera.
"L'Esecutivo dichiara" si legge nella nota diramata dal partito nel pomeriggio, "di non sapere se vi è stata o meno una violazione dell'accordo che riguarda la convenzione sulla doppia imposizione da parte di Roma. Un’eventuale violazione attuata nel 1998, anno in cui l’Italia ha messo la Svizzera sulla black list, e una risposta singolare che dimostra che in tutti questi anni non ci si è mai posti il problema".
"Il Consiglio federale" si continua a leggere, "asserisce che il quesito sollevato sarebbe “giuridicamente controverso” e che vada quindi “affrontato a livello politico”. Una posizione che, questione giuridica o meno, i liberali considerano "eccessivamente defilata".
Il PLR torna poi a parlare delle promesse che la Consigliera federale Widmer-Schlumpf ha fatto durante l'incontro con la delegazione ticinese lo scorso 3 giugno: "Ha promesso di darsi un termine per raggiungere un accordo sulle questioni fiscali e sulle tematiche di politica economica e finanziaria che attualmente sono oggetto di discussione tra la Svizzera e l’Italia. Il PLR starà a vedere quale soluzione il Consiglio federale saprà trarre “politicamente”.
Il PLR ritiene che il fatto che lo stesso Consiglio federale non abbia saputo dire se l'Italia abbia o no violato l'accordo è piuttosto deludente. Per questo motivo il partito attende di vedere "quale sia la "soluzione politica" che permetterebbe di raggiungere l'obiettivo prefissato e continua a ribadire che la questione va appurata e, nel caso che l'accordo sia stato violato, che vengano prese delle misure di ritorsione previste dal diritto internazionale e proporzionate". Tra cui anche, eventualmente il blocco dei ristorni.
Il partito ribadisce infine che una revisione dell'accordo sui frontalieri "è più che necessaria" e continuerà ad impegnarsi per tutelare gli interessi del Ticino e combattere il dumping salariale.
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