
Da qualche anno il Consiglio di Stato indica in fondo a ogni risposta a un atto parlamentare il tempo che è stato necessario per redigerla.
Un'abitudine che sei deputati PLR (Franco Celio, Alessandro Cedraschi, Graziano Crugnola, Giorgio Galusero, Fabio Käppeli, Matteo Quadranti) vorrebbero stroncare.
"Si vogliono indurre i deputati a tacere?" è il titolo dell'interrogazione, inoltrata ieri, con la quale Celio e colleghi chiedono di rinunciare a questa usanza, "che perdura nonostante ripetute richieste dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio a mettervi fine."
"Perché l’Esecutivo attribuisce così tanta importanza a detta indicazione?" chiedono i sei deputati PLR. "La stessa è da intendere come invito ai deputati a “non disturbare il manovratore” con domande che al governo stesso, o all’amministrazione, appaiono magari inopportune?"
"Come si giustifica questo atteggiamento, larvatamente polemico, nei confronti del Parlamento?" chiedono ancora Celio e colleghi. "Essendo prassi abituale che il Governo consideri le domande o le proposte dei deputati come ingiustificate, è da presumere che il tempo effettivamente impiegato per rispondervi sia piuttosto modesto. Come mai, allora, le cifre indicano sempre parecchie ore? Qual è l’efficacia lavorativa dei redattori delle risposte?"
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