
Nella sua ultima seduta prima della pausa estiva, il Gran Consiglio ticinese è stato chiamato a esprimersi sulla riapertura della caccia sul Monte San Giorgio, abolita nel 2008 grazie a un'iniziativa popolare che aveva raccolto 15mila firme.
Tre i rapporti sui quali hanno dovuto pronunciarsi i granconsiglieri: uno di maggioranza (relatore il deputato PLR Franco Celio) e due di minoranza (relatori il deputato socialista Ivo Durisch rispettivamente Michela Delcò Petralli per i Verdi).
Dopo una lunga discussione durata oltre un'ora, la maggioranza del Parlamento ha deciso di dare il via libera alla caccia sul San Giorgio per andare incontro ad agricoltori e viticoltori toccati dai danni dovuti all'aumento degli ungulati.
Secondo la maggioranza (composta da PPD, PLR, Lega e UDC) dal divieto di caccia emesso nel 2008 il numero di vigneti è aumentato, così come quello dei cervi. A tal punto da rendere necessaria la riapertura della caccia per limitare i danni alle coltivazioni. Da qui la convinzione che quel divieto va abrogato.
Di opinione contraria i Verdi, secondo cui la riapertura della caccia va contro l'iniziativa popolare che, nel 2008, aveva raccolto le 15mila firme. Allora non si era andati al voto popolare poiché si era raggiunto un compromesso tra iniziativisti, Governo e Parlamento.
I socialisti hanno invece chiesto una soluzione di compromesso: la caccia potrà essere reintrodotta solo a determinate condizioni.
Alla fine, come detto, ha prevalso il sì, ma in aula è aleggiata l'ipotesi del referendum. "Pensiamo al lancio di una iniziativa o al referendum" ha annunciato il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia.
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