
Il tema dei ristorni approderà (nuovamente) oggi o al più tardi domani sui banchi del Gran Consiglio. All’attenzione del plenum verrà infatti sottoposta la mozione del 18 settembre 2017 con cui il deputato Tiziano Galeazzi e il Gruppo LaDestra propongono il congelamento dei ristorni. Ma non solo: l’atto parlamentare chiede al Consiglio di Stato di costituirsi parte lesa nei confronti della Confederazione per il risarcimento delle minori entrate finanziarie fino a quando il nuovo accordo fiscale non entrerà in vigore. In sostanza, i mozionanti auspicano un rimborso in favore del Ticino a compensazione della mancata entrata in vigore del nuovo accordo italo-svizzero sui frontalieri, parafato dalle autorità fiscali dei due Paesi il 22 dicembre 2015.
Una proposta "giuridicamente non percorribile"Il Consiglio di Stato ha preso posizione nell Messaggio 7549 del 27 giugno 2018 con cui, preso atto che il versamento all’Italia dei ristorni 2017 dell’imposta alla fonte è già stato autorizzato lo scorso 13 giugno e che la rivendicazione di compensare finanziariamente il Ticino non è “percorribile dal profilo giuridico”, invita il Gran Consiglio a respingere la mozione in oggetto.
Egualmente critico il rapporto del 25 settembre scorso della Commissione della gestione e delle finanze, redatto dal deputato PLR Matteo Quadranti. “La richiesta di congelare i ristorni delle imposte alla fonte relative all’esercizio 2017 è superata dagli eventi in quanto nella seduta dello scorso 13 giugno il Governo ha deciso a maggioranza di procedere al versamento dei cosiddetti ristorni entro il 30 giugno, rispettando la scadenza prevista dall’Accordo italo svizzero del 3 ottobre 1974 - rammenta il relatore - La decisione del Consiglio di Stato ha tenuto conto delle decisioni espresse dalle Regioni Lombardia e Piemonte, rispettivamente il 25 maggio e l’11 giugno scorso, quando entrambi i Governi regionali hanno infatti confermato la disponibilità a elaborare un documento progettuale congiunto (roadmap), che preveda l’utilizzo dei ristorni per realizzare opere infrastrutturali, di protezione dell’ambiente e a favore della mobilità transfrontaliere”.
Parallelamente, un risarcimento finanziario da parte della Confederazione non è ritenuto giuridicamente praticabile in quanto “un Esecutivo cantonale non può costituirsi parte lesa nei confronti della Confederazione per il semplice fatto che un accordo internazionale non sia ancora stato firmato e ratificato dalle competenti autorità dello Stato contraente”. Su tale rivendicazione, ricordiamo, il Consiglio federale aveva già preso posizione rispondendo alla mozione 11 settembre 2017 del Consigliere nazionale UDC Marco Chiesa rilevando come tale proposta non fosse "né politicamente, né giuridicamente percorribile".
Il rapporto è stato sottoscritto dallo stesso Quadranti, da Henrik Bang, Bixio Caprara, Ivo Durisch, Alex Farinelli, Milena Garobbio, Giacomo Garzoli e Nicola Pini. I deputati PPD Fabio Bacchetta-Cattori, Fiorenzo Dadò e Raffaele De Rosa lo hanno invece sottoscritto con riserva.
La mozione del PPDLo scorso 28 maggio il Gran Consiglio aveva approvato una mozione del PPD, datata 2015 e presentata da Maurizio Agustoni e Giorgio Fonio, che chiedeva al Governo di vincolare una parte dei ristorni per opere di mobilità transfrontaliera e di avviare delle trattative con Roma. In quell'occasione il Parlamento cantonale aveva deciso di lanciare un segnale al Governo accogliendo il rapporto di maggioranza di Fiorenzo Dadò.
"La Confederazione può e deve intervenire"Dal canto suo, il deputato democentrista Tiziano Galeazzi ritiene il documento redatto dal collega liberale “un rapporto fotocopia del Messaggio governativo che si regge solo sull’articolo 5 cpv 1 della Costituzione (“Il diritto è fondamento e limite dell’attività dello Stato”) e sull’auspicio in buona fede che presto l’Italia ratificherà l’accordo del 2015”.
“Aspetta e spera collega - ribatte Galeazzi - Per caso che gli articoli costituzionali citati nella mozione valgono meno dell'art. 5? Significa quindi che gli articoli 54 cpv 3 (“La Confederazione tiene conto delle competenze dei Cantoni e ne salvaguarda gli interessi”) e 44 cpv 1 (“La Confederazione e i Cantoni collaborano e si aiutano reciprocamente nell'adempimento dei loro compiti”) non possono essere presi in considerazione perché potrebbero mettere in imbarazzo qualcuno?”. In sostanza, per il deputato UDC spetta alla Confederazione preservare gli interessi dei Cantoni e sarebbe la stessa Costituzione a garantirle i margini di intervento auspicati nel suo atto parlamentare.
Inoltre “l'accordo parafrato nel 2014 e ratificato nel 2015 includeva pure una roadmap che avrebbe permesso uno scambio informazioni fiscali "su richiesta" (in attesa dello scambio infomrazioni generalizzato OCSE) e in contropartita avrebbe permesso alla Svizzera di poter entrare sul mercato italiano con i prodotti finanziari e servizi. Ma ancora nulla si è mosso e ad oggi siamo fuori mercato e gli operatori finanziari sono esposti a rischi di crossboarding”.
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