
Dopo un lungo periodo in cui ha cambiato radicalmente la vita di tutti, in molti vorrebbero che il Coronavirus sia solo un brutto ricordo. Il Covid sta però tornando a far discutere visto l'incremento dei casi registrato in diversi stati. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha infatti segnalato che alla fine della scorsa settimana la trasmissione del virus è aumentata in oltre la metà dei Paesi europei che hanno comunicato i dati. In Svizzera le autorità hanno invitato le persone particolarmente a rischio a vaccinarsi -idealmente tra metà ottobre e dicembre - in quanto l'immunizzazione offre loro una protezione accresciuta dai decorsi gravi. Ma in Ticino com'è la situazione? E Il Covid-19 come lo si può definire nel 2023? Ticinonews lo ha chiesto al medico cantonale Giorgio Merlani.
Qual è la situazione attuale in Ticino?
"I casi sono in aumento a livello globale, così come in Ticino. Lo vediamo dalle analisi dalle acque reflue, così come dal numero di ospedalizzazioni. Una tendenza che emerge anche dai test effettuati sulle persone che hanno sintomi di tipo respiratorio: quasi due terzi di questi pazienti risultano essere positivi al Covid".
Come si può definire il Covid nel 2023?
"È un virus altamente trasmissibile che si è adattato maggiormente all'uomo. La buona notizia è che anche l'essere umano si è adattato al Covid. I dati svizzeri sulla sieroprevalenza, ovvero sul numero di persone entrate in contatto con la malattia che hanno sviluppato gli anticorpi, mostrano come quasi il 100% della popolazione elvetica abbia avuto a che fare con il virus. Questo lo porta ad essere una malattia respiratoria virale, trasmissibile e contagiosa, con un decorso più lieve rispetto al periodo pandemico nelle persone giovani e sane".
Attualmente quali sono i sintomi più comuni?
“Sono sintomi generalmente più blandi rispetto al passato. Meno febbre, meno tosse, ma più mal di gola, male alle orecchie e raffreddore. Questa è l'impressione, ma è da prendere con le pinze perché non mi sto basando su uno studio, bensì sull'esperienza di quello che dicono i colleghi al fronte e sui casi che registriamo".
Il Covid adesso è quindi paragonabile all’influenza?
"Questi paragoni non mi piacciono tanto perché sembrano veicolare un messaggio: l'influenza è una banalità. Questo non è vero, lo abbiamo scoperto negli anni passati. Anche l'influenza porta un carico di sofferenza e morte. Il Covid non sarà più una malattia che colpisce tutti, ma un virus che in certi casi può avere dei decorsi gravi".
È possibile quindi il ritorno di alcune misure più rigide?
“Attualmente non vedo necessaria l'introduzione di eventuali ulteriori misure di protezione, ma se la situazione dovesse richiederlo interverremo e informeremo la popolazione. Attualmente la cosa più importante è l'informazione e la vaccinazione per le persone più vulnerabili, ovvero gli over65 e chi ha problemi di salute di tipo immunologico, renale, cardiaco e polmonare tra i 16 e i 64 anni. A queste persone consigliamo di parlare con il proprio medico e valutare l'opportunità di vaccinarsi".
Da quando e dove ci si potrà vaccinare contro il Covid?
“Dobbiamo ancora attendere l'approvazione definitiva e la distribuzione del vaccino, ma pensiamo che dalla seconda metà di ottobre le persone potranno vaccinarsi. Sarà tutto molto più simile a quello che conosciamo abitualmente: vaccinazione individuale dal proprio medico o dal farmacista".

