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"Si tende ancora a colpevolizzare la vittima"
"Si tende ancora a colpevolizzare la vittima"
"Si tende ancora a colpevolizzare la vittima"
Redazione
6 anni fa
Il femminicidio di domenica a Giubiasco porta a galla la problematica del linguaggio utilizzato: "Le parole hanno un peso. Questo è un delitto intollerabile"

Gli spari, il silenzio, poi le sirene. E la notizia: fatto di sangue a Giubiasco. All'inizio le dinamiche non erano così chiare ma sono bastate poche ore per etichettarlo come delitto passionale. Ma "delitto passionale" non piace. Su quest'ultimo non sono infatti mancate le mobilitazioni contro l'utilizzo del termine e per l'introduzione di "femminicidio" nell'ordinamento giuridico e nei media. In questo senso i colleghi di Radio3i hanno intervistato Chiara Orelli Vassere, quale coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica presso la Direzione della Divisione della giustizia.

"La Svizzera è uno tra i primi Paesi in Europa in cui si registrano casi di femminicidio. Grosso modo - spiega Orelli - ogni due settimane avviene un delitto che vede l’omicidio di una donna". "Una casistica elevata e drammatica non solo nei fatti ma anche nei numeri. È chiaro che la vicinanza geografica e culturale dei fatti colpiscono in particolar modo ma la narrazione dei fatti deve avere un suo ruolo e deve essere giocata dai mezzi di comunicazione con attenzione e prudenza" asserisce la coordinatrice. "In questo caso, per esempio, mi ha colpito la messa in luce della irreprensibilità precedente dell’autore e in qualche modo la violenza viene quasi legittimata e anche inconsapevolmente attenuata. Ma così viene dimenticata l’esistenza, il diritto alla libertà, della scelta, del desiderio della vittima".

"Bisogna fare attenzione alle parole, hanno un peso, devono essere utilizzate con cautela e deve essere ragionato il condizionamento, il modello culturale che pure è ancora pervasivo anche nella nostra realtà" prosegue Orelli Vassere. "Purtroppo si tende comunque troppo spesso ancora a colpevolizzare in qualche modo la vittima e a trovare attenuanti per l’autore. Se diciamo che si tratta di un omicidio di natura passionale facciamo un riferimento non alla vittima ma al movente e individuiamo il movente in una rappresentazione dell’amore e della relazione di coppia che può legittimare in qualche modo la violenza. Credo che sia qui il problema: nell’idea della relazione di coppia nella quale è giustificabile la violenza".

E conclude: "Il delitto di cui parliamo è un delitto intollerabile, queste persone hanno visto distrutto la loro esistenza e la loro libertà di scelta. Non può trovare nessuna forma di giustificazione e nemmeno una forma di attenuazione attraverso il linguaggio che descrive i fatti".

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