
Quanto successo "è qualcosa di assolutamente eccezionale" e a posteriori "è possibile affermare che probabilmente vi è stato un errore di valutazione della situazione, frutto di una errata interpretazione delle informazioni a disposizione". Risponde così il Governo sul caso della donna anziana di 83 anni, trovata morta nel suo appartamento di Viganello il 1° febbraio 2017, dopo essere stata ricoverata all'ospedale l’Ospedale di Castelrotto pochi giorni prima. Un caso che aveva fatto scattare un'interrogazione del deputato MPS Matteo Pronzini (vedi articolo suggerito).
Nella sua risposta il Governo precisa che gli operatori intervenuti al domicilio della signora, in assenza di una risposta, "hanno deciso a più riprese di non andare oltre la porta chiusa". Decidere di entrare con la forza in casa di una persona, pur in buona fede e con intento lodevole, è infatti "una violazione importante della sfera privata di una persona e deve pertanto essere adeguatamente ponderato" sottolinea il Governo. "La libertà personale di ogni individuo è infatti garantita dalla nostra Costituzione che gli riconosce la piena autonomia decisionale; questa autonomia vale anche per il paziente dipendente, allorquando è capace di discernimento".
"È nel rispetto di questo principio che deve iscriversi anche l’attività del personale dei SACD", che ogni giorno è confrontato "con molti dilemmi etico-sociali e situazioni sempre più complesse", prosegue il Consiglio di Stato. "Si tratta di situazioni delicate che impongono di soppesare bene gli interessi in gioco e che possono anche portare a errori di valutazione. Nel caso specifico, la soluzione sembra facile e presto detta (soprattutto a posteriori, quando i fatti sono già accaduti e noti a tutti): se non apre la porta, la si butti giù e si entri. Nella realtà le cose sono un po’ diverse e ben più complesse. Infatti, non è raro che un paziente, in particolare se ancora parzialmente autonomo e autosufficiente, non apra alla scampanellata degli operatori del SACD perché fuori casa a fare la spesa o perché si è trasferito dal figlio per alcuni giorni o altro.
"Ci sembra ovvio, ma giova sottolinearlo a scanso di equivoci, che nessuno deciderebbe scientemente di non entrare in casa di un paziente, se avesse anche solo il sospetto che questi possa essere in difficoltà o in pericolo" aggiunge il Governo. "Se questo succede, è frutto di un qualche malaugurato fraintendimento oppure di una valutazione errata da parte dell’operatore. Succede infatti che si facciano valutazioni sbagliate".
Per ridurre il rischio di commettere degli errori, vengono adottati degli ausili e dei filtri che aiutano gli operatori di servizi a domicilio a fare la giusta scelta e a prendere la decisione corretta. Può per esempio trattarsi di una checklist di controllo. Ma pur in presenza di istruzioni e raccomandazioni, è l’operatore che decide per il meglio anche in base alla propria esperienza e soppesando tutte le informazioni di cui dispone. E dalle informazion raccolte presso l'ospedale, la signora "era lucida e orientata, poco disposta a ricevere consigli o indicazioni, e aveva rifiutato gli altri aiuti proposti (spesa, economia domestica, pasti a domicilio) definendosi indipendente". Il 25 gennaio, giorno della dimissione, un operatore del SACD ha telefonato "più volte al domicilio, ma senza ottenere risposte". Ciononostante si è recato a casa della paziente e in serata è riuscito finalmente ad accedere all'appartamento e incontrare la signora, effettuando i controlli richiesti e informandola che l'indomani sarebbe passata un'intermiera per la prima visita. Infemiera che si è recata sul posto, ha suonato, ha sentito la signora "borbottare qualcosa all'interno e ripetere che arrivava ad aprire, ma la porta restava chiusa".
"Questo breve resoconto" conclude il Governo, "unicamente per sottolineare il fatto che per agire al meglio è necessario innanzitutto l’accordo dell’utente (che avviene formalmente con la firma del contratto) e inoltre bisogna conoscere la sua biografia e la sua storia clinica, le sue abitudini, i suoi valori. Quando queste premesse vengono meno, la valutazione della situazione può essere decisamente più difficile e, ritenendo, in buona fede, di rispettare l’autonomia e la libertà dell’utente, favorire invece un possibile errore di interpretazione".
In ogni caso spetterà alla Magistratura stabilire se l'errata valutazione configuri delle responsabilità di rilevanza penale.
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